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La Germania si lava nuovamente le mani del tracollo finanziario greco

Postato da on mag 24th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il bilancio degli Stati è gravemente in rosso; non solo l’Italia ma anche Germania, Francia e la gran parte dei Paesi europei hanno quest’anno dovuto fare faticosi conti per riuscire riorganizzare la spesa pubblica in modo efficiente ma allo stesso tempo non dispendioso. Il governo italiano ne sa qualcosa, basti pensare ai drastici ridimensionamenti che hanno subito i servizi pubblici e che tuttavia malgrado la crisi, le Istituzioni sanno di dover garantire. Ci sono settori poi in cui il nostro Stato spende effettivamente in misura ridotta, come ad esempio il settore militare che pesa ogni anno fra armamenti e guerre circa 23 miliardi di euro, equivalenti all’1,5% del Pil. Verrebbe da dire che almeno da questo punto di vista la razionalizzazione della spesa è effettuata sapientemente, anche se non è mai detta l’ultima parola. Infatti pochi giorni fa è arrivato il rimprovero degli Stati Uniti, che redarguiscono i Paesi europei, la cui spesa media in armamenti bellici arriva intorno all’1,7% del Pil; le minacce globali sono così ingenti che non possono essere fatti sconti nemmeno alle economie più in crisi. La Nato periodicamente ridefinisce il proprio ruolo e i propri orientamenti in un documento strategico, che è stato presentato lunedì a Bruxelles, dal Segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen e redatto da un gruppo di esperti composto da l’ex segretario di Stato Usa, Madelein Albright e dall’ex amministratore delegato della Shell, Jeroen van der Veer. Si parla di un impegno sempre più complesso, di una situazione geopolitica sempre più tesa, di un’area di controllo sempre più estesa, così che il nuovo continente, che dalla seconda guerra mondiale non fa che spendere le sue energie e i suoi soldi per la “pace” nel mondo, destinando il 4,5% del proprio Pil alla difesa, ha sentito l’esigenza di richiamare all’ordine gli insubordinati Stati europei. A quel punto Francia e Germania hanno fatto la parte del figlio al prodigo non solo per quanto concerne la situazione interna ma anche verso i fratelli minori, come la Grecia, che tra l’altro destinava fino a poco prima del crack finanziario ben il 3,2% del Pil. Venerdì poi, il ministro della Difesa Panos Beglitis, ha annunciato la necessità di un ridimensionamento del budget. Nemmeno il tempo di annunciare il taglio che da Parigi arriva il monito, l’ellade deve tener fede al contratto d’acquisto concluso con la Dcns, per l’acquisto di 6 navi da guerra del valore di ben 2,5 miliardi di euro. In fila aspettava Berlino, con cui lo il governo greco era impegnato nell’acquisto di 2 sottomarini della Thyssen-Krupp per la modica cifra di 150 milioni di euro. Un impegno a cui i greci non si possono assolutamente sottrarre, come ricordato dal governo tedesco.

Fonte peacereporter.it


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