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La musica si è spenta a Mogadiscio

Postato da on apr 20th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

radio_aliceI giovani stentano a crederlo. Per loro, abitanti di una terra difficile da vivere, martoriata dalla guerra, la musica era una forma di evasione dagli orrori della realtà; musica proveniente dall’Europa, dagli Stati Uniti, dall’Africa. Adesso a Mogadiscio quei dischi non suonano più.

Il controllo delle frange radicali dell’Islam sulla capitale somala si esercita anche così, con il divieto di trasmettere programmi musicali alla radio. L’ultiamatum, reso noto dall’Unione Nazionale dei Giornalisti Somali, è stato dato il 3 Aprile, quando le milizie di Hezb al-Islam hanno ordinato di ineterrompere le trasmissioni musicali radiofoniche entro 10 giorni; e loro, i giornalisti, 10 giorni dopo hanno trasmesso senza musica, costretti a tornare ad includere nella programmazione i poemi tradionali.

La censura, volta ad evitare la diffusione di eventuali messaggi contrari all’Islam attraverso le canzoni, è stata accompagnata dalla minaccia, neanche troppo velata, di inevitabili conseguenze per chiunque violi tale prescrizione. E già torna alla mente lo stratagemma con cui nel ’99 Radio B92 è riuscito ad aggirare l’ordine di chiusura delle emittenti, trasferendo le programmazioni sul web, appoggiandosi ad un provider olandese che dall’Europa Occidentale trasmetteva in rete informazioni e video atrimenti destinati a rimanere nell’oscurità.

Fonti: Censurato


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