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Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

La prima linea

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La prima linea

La prima linea

Dalla scorsa settimana è uscito “La prima linea” di Renato De Maria, un film che ancora prima di approdare alle sale cinematografiche, ha fatto parlare di se. Il Produttore, Andrea Occhipinti, infatti ha rinunciato a 1,5 milioni di euro di finanziamenti statali, somma, che assume una certa importanza su un budget di 4,5 milioni. La scelta della produzione è stata motivata dalla volontà di liberare la pellicola da qualsiasi tipo di condizionamento o strumentalizzazione. Effettivamente il Ministero della Cultura non avendo ricevuto l’approvazione dell’associazione delle vittime aveva richiesto alcune modifiche alla sceneggiatura come condizione essenziale alla concessione del finanziamento.  Il film è liberamente tratto da “Miccia corta”, il libro autobiografico di Sergio Segio, capo dell’organizzazione armata, comunista, Prima Linea. Nonostante gli anni di piombo offrano un ampia varietà di episodi, la scelta è ricaduta sulla Prima linea, per un evento, che si presta bene alla azione scenica cinematografica, ovvero il tentativo di evasione ideato da Sergio Segio,  per liberare dal carcere di Rovigo, tre militanti dell’organizzazione. Il film è stato costruito intorno a questo episodio, ed intorno alla storia di amore tra Sergio Segio ( Riccardo Scamarcio), e Susanna Ronconi ( Giovanna Mezzogiorno). Il regista non ha ceduto però alle facili tentazioni, di rappresentare i due e la loro storia con il classico romanticismo. La loro storia viene narrata con freddo realismo, non sono una coppia di belli e dannati, che invincibili si scontrano contro le forse dell’ordine in movimentate sparatorie. Lo spettatore non può lasciarsi  andare a facili identificazioni. Chiara è la denuncia contro quella gioventù che prese la strada sbagliata,  che senza rendersi conto si allontanò irreversibilmente dai grandi ideali, che si perse nel vortice della violenza, dell’alienazione dalla realtà, scegliendo la clandestinità ed il distacco totale dal mondo reale. Il film si apre con le rievocazioni di Sergio che dal carcere piemontese in cui fu rinchiuso, confessa il peso delle sue azioni, e si assume la responsabilità politica giuridica e morale di tutti gli omicidi commessi. Il punto di vista dell’autore viene ricalcato dalla figura di Piero, un personaggio immaginario, che rappresenta tutta quella parte di movimento che non imboccò la strada della lotta armata, e che avrebbe voluto dire agli autori delle tante stragi di quegli anni : “Non vi segue più nessuno, siete la prima linea di un corteo che non c’è”. Già con Paz, De Maria, si sofferma sul fallimento del movimento degli anni ’80, raccontando la storia della ribellione autodistruttiva di quella parte creativa del movimento, di cui fece parte anche Andrea Pazienza, che dalla realtà è fuggita, per incanalarsi nel mondo senza uscita dell’eroina. In questo caso i protagonisti hanno scelto la lotta armata, ma la strada battuta era sempre la stessa, una strada che li ha condotti al distacco dalla realtà ed alla perdita dell’umanità, alla perdita di quella parte invisibile ma fondamentale che ci caratterizza come genere umano e senza la quale diventa impossibile sentire o vedere.

Fonte cineuropa.it


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