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L’agouti ha il vizio di rubare ma le sue abitudini hanno consentito alla Palma nera di sopravvivere

Postato da on lug 18th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

L’agouti un roditore delle dimensioni di un gatto che vive nelle foreste panamensi grazie alle sue abitudini alimentari ha salvato dall’estinzione una particolare specie di alberi tropicali chiamata Palma Nera. Quando l’agouti individua i semi sotterrati dai suoi simili li raccoglie per poi nasconderli in un altro luogo. I semi della Palma nera si mangiano in un sol boccone. Sono delle dimensioni di una ciliegia e si trovano all’interno di teneri frutti in cima alla pianta, dove solo un animale delle dimensioni di un elefante potrebbe raccoglierli; più di 10 mila anni fa animali di questa stazza, conosciuti con il nome di gomphotheres, si aggiravano per la regione, mangiando il frutto intero e buttando via i semi che poi davano origine a nuove palme. Quando centinaia di anni fa gli uomini iniziarono a ciacciare questi animali, la palma avrebbe dovuto seguire la loro sorte, ma queste piante sono ancora presenti nel territorio.  Sin dagli anni ’60 gli scienziati hanno sospettato che l’Agouti avesse a che fare con questa anomalia. Quando i frutti della palma nera cadono a terra questi grandi roditori raccolgono i semi e li sotterrano per creare una sorta di riserva di cibo, ma talvolta si dimenticano del loro nascondiglio e in tal modo contribuiscono alla nascita di una nuove palme. Gli scienziati hanno cercato di capire se l’agouti sparpaglia i semi a una distanza abbastanza elevata da consentire alle palme di crescere agevolmente. Per scoprirlo i biologi hanno attaccato a 589 semi dei localizzatori radio, per poi disseminarli in 52 siti diversi dell’Isola di Panama Barro.

Il roditore ha subito abboccato all’amo; i pelosi briganti hanno rimosso quasi tutti i semi nascondendoli in nuovi posti. Grazie al localizzatore i ricercatori sono sempre stati in grado di rintracciarli, ogni volta che un seme veniva raccolto e risotterrato i biologi ricevevano un impulso radio. Un seme è stato spostato 36 volte, percorrendo 280 metri dalla sua posizione originale fino a che 209 giorni dopo è stato finalmente mangiato da uno dei roditori. Il team ha potuto constatare che dopo solo una settimana il seme viene spostato almeno una volta e in alcuni casi anche un paio di volte al giorno. Nell’inteno di cogliere i roditori sul fatto i ricercatori hanno posizionato delle telecamere ed etichettato alcuni agoutis, in modo tale che potessero capire chi rubava da chi. Rubandosi i semi vicendevolmente e nascondendo il bottino, i roditori trasportano i semi molto lontano dal punto in cui cadono e ogni volta li nascondono in un punto ideale per la crescita.

 


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