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L’amministrazione israeliana froda centinaia di milioni di euro ai civili palestinesi

Postato da on apr 19th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Accordi di Oslo

Accordi di Oslo

Con la Conferenza di Oslo, verso la metà degli anni ’90, venne chiusa la Prima Intifada. Durante il summit vennero sanciti una serie di accordi tra Stato occupante e terra occupata. Secondo il Diritto internazionale, lo Stato occupante ha il dovere di conservare i beni dei territori occupati, fino alla definizione di un nuovo status. L’amministrazione pubblica israeliana, avrebbe dovuto reinvestire i proventi palestinesi di tasse e bolli, pagati per lo sfruttamento di suolo pubblico, nella costruzione di infrastrutture per la popolazione civile. Tuttavia pochi giorni fa un Procuratore militare israeliano ha denunciato l’Amministrazione Pubblica per violazone della normativa vigente, i fondi transitavano direttamente nelle casse dello Stato Israeliano senza essere reinvestiti. Si tratta di circa 80 milioni di shekels all’anno, ossia circa 16 milioni di euro, che l’amministrazione ha sottratto al popolo palestinese per ben 15 anni. Dopo la denuncia dell’avvocato israeliano, il vice Procuratore Generale d’Israele, Malchiel Bals, ha ordinato l’apertura dell’inchiesta che si è conclusa con l’assicurazione di un riordino del sistema, che prevede la restituzione retroattiva dei proventi. Tuttavia nessuna sanzione è stata prevista per i responsabili materiali dell’illecito. Questa è una pressi generica alla quale sono sottoposti anche gli Stati Uniti, che hanno predisposto un fondo d’investimento che tornerà al popolo iracheno per lo sviluppo economico ed infrastrutturale del Paese. Il fenomeno ha generato in questi anni diversi inconvenienti, ad esempio in Cisgiordania, i territori palestinesi non sono dotati di infrastrutture idriche di scarico, che hanno provocato l’inquinamento di fiumi e
falde acquifere. Sono stati anche ripresi dalle autorità Israeliane che hanno minacciato di tagliare il rifornimento dell’acqua per uso industriale ed agricolo, in spregio però al furto perpetuato alle loro spalle per anni.

Fonte peacereporter


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