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L’Argentina promuove la castrazione chimica contro gli stupratori

Postato da on mar 24th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

iniezInibire l’impulso sessuale attraverso un’iniezione. No, non si tratta dell’ultima pensata del fan club delle mogli tradite, magari seguaci della signora Bobbit che nel 1993 si vendicò dei continui tradimenti del marito evirandolo durante il sonno; è una misura di sicurezza che rientra nel piano della lotta agli stupratori promosso dallo stato di Mendoza, nell’Argentina occodentale. Un provvedimento, destinato a far discutere, che è stato avvallato anche sulla scorta dei risultati delle indagini statistiche, secondo cui il 70% delle persone responsabili di abuso sessuale sulle donne, una volta scontata la pena carceraria, reitera il crimine. I primi a sollevare dubbi sulla possibile efficacia di questa modalità di intervento sono gli stessi responsabili delle associazioni che combattono la violenza sulle donne, i quali sostengono che il problema andrebbe affrontato da un punto di vista psicologico e non fisico; in sostanza, chi commette questo crimine ha un disturbo mentale ed è su questo fronte che bisogna agire, tanto è vero, riferiscono dalle associazioni, che in Gran Bretagna la castrazione chimica ha avuto un riscontro positivo soltanto sul 2% dei soggetti sui quali è stata sperimentata. Molti gli studiosi che si allineano con questo pensiero, ribadendo che la semplice riduzione della libido non è sufficiente; solitamente, infatti, coloro che si macchiano di violenza hanno un impulso all’aggressività che un’iniezione non può eliminare, occorre promuovere anche un recupero di tipo psicologico. Nonostante tanti dissensi, un parere positivo arriva proprio da uno psicologo, Alfaro Rio, che afferma”Meglio che niente”.

Il governatore di Mendoza, comunque, malgrado il polverone sollevato dalla questione, non sembra intenzionato a fare retrofront, anzi, conferma che nel giro di pochi mesi si inizierà a praticare la castrazione sui condannati, fermo rstando il consenso preliminare del condannato stesso; se, infatti, non vorrà sottoporsi a uquesta pratica non sarà costretto a farlo, sebbene acconsentire gli garantirebbe la possibilità di usufruire di eventuali sconti di pena.

Due i trattamenti previsti, uno prevede la somministrazione mensile di ormoni che controllano la produzione di sperma e testosterone, l’altro agisce inibendo il desiderio sessuale.

Resta, comunque, da sottolineare che secondo gli esperti di diritto la castrazione chimica sarebbe anticostituzionale e violerebbe il patto di San José firmato nel 1969 in Costa Rica, che vuole garantire un sistema sociale fondato sul rispetto dei diritti umani essenziali.

Fonti:  Peacereporter


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