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Lavoro: la fiera del ribasso

Postato da on mar 8th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Laureato, generalmente con buoni voti e con successiva specializzazione, magari anche con esperienze di vita all’estero e dunque  buona padronanza di una lingua straniera: è il ritratto del giovane disoccupato di oggi in Italia. E già, perché se una volta un buon percorso di studi riusciva a garantire l’accesso al mondo del lavoro, e spesso anche la possibilità di una discreta carriera, i tempi sono decisamente cambiati. Anzi, a dirla tutta sembra che il titolo di studio penalizzi nella ricerca del lavoro, dal momento che stime ufficiali riferiscono di un tasso di disoccupazione molto più elevato fra i laureati rispetto ai coetanei senza laurea.

Secondo i dati di Almalaurea, Consorzio degli Atenei che ha stilato un rapporto sulle condizioni dei laureati nel nostro paese, nel 2009 la percentuale dei laureati di primo livello in cerca di lavoro è salita dal 15 al 16% e, a riprova della tesi poc’anzi sostenuta – secondo cui più è alto il livello di qualifica conseguito e minore è la probabilità di trovare occupazione –  agli specializzati va anche peggio, con un livello di disoccupazione passato dal 16 al 18%.

Ma neppure chi dopo mille peripezie riesce finalmente a trovare un posto può esultare troppo vista la media degli stipendi, e anche in questo caso vige il principio in base al quale più si è specializzati, meno si vola alto, dal momento che ai laureati spetta la busta paga più bassa. Addirittura nel giro di soli due anni, tra il 2007 e il 2009, la retribuzione del laureato è scesa notevolmente, passando da una media di 1.210 euro al mese a 1.149 euro.

Stando così le cose, l’unica prospettiva sembra essere quella del trasferimento all’estero. Ancora una volta i dati parlano chiaro: i laureati italiani del 2009 che oggi lavorano fuori guadagnano 1.500 euro, mentre chi, temerario, è rimasto in Italia, è fermo a circa 1.000 euro. E con il passare del tempo il divario fra gli stipendi accresce; infatti, se gli italiani occupati in patria che si sono laureati nel 2005hanno raggiunto oggi appena la soglia dei 1.200 euro, i loro connazionali impiegati all’estero hanno superato i 2.000 euro.

Fonti: Il Fatto Quotidiano


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