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Lavoro minorile: i diritti negati all’infanzia

Postato da on mag 11th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un impegno globale contro il lavoro minorile. Obiettivo: eliminare le forme peggiori di questa pratica, ovvero quelle a sfondo delinquentoso, entro il 2016. Questo il piano lanciato dell’ILO (International Labour Office) già diversi anni fa, anche sulla scia dell’entusiasmo generale suscitato dal rapporto del 2006, che aveva registrato per il periodo 2000-2004 una riduzione a livello mondiale del numero dei bambini impiegati in attività lavorative pari al 10%.

Tuttavia oggi, a distanza di quattro anni da quella relazione, i nuovi aggiornamenti lasciano meno spazio a slanci ottimistici. Gli ultimi dati, infatti, raccolti proprio alla vigilia del Global Child Labour, conferenza mondiale organizzata dal governo olandese in collaborazione con l’ILO per il 10 e 11 Maggio, mostrano che per il quadriennio 2004-2008 si è verificata una diminuzione soltanto del 3%.

Ancora 150 milioni di bambini nel mondo sono coinvolti in lavori pericolosi. Sebbene nella fascia di età compresa tra i 5 e i 14 anni ci sia stata una sensibile riduzione, tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni, al contrario, c’è stato un aumento del 20%; si è passati così da 52 milioni di giovani lavoratori, spesso impiegati in attività a rischio, a ben 62 milioni.

E’ stato, poi, riscontrato che ci sono zone del mondo nelle quali la lotta al lavoro minorile procede con maggior tenacia, come per esempio in Asia, America Latina e Caraibi, mentre altre dove non solo non si registarno progressi, ma la situazione sembra addirittura progressivamente peggiorare, è il caso del Sub Sahara.

Quello che emerge chiaramente da tutti i riscontri è che gran parte del lavoro minorile è radicato nella povertà, situazione nella quale l’esigenza di individuare nuove risorse economiche spinge con più facilità a rivolgersi al mondo minorile, soprattutto presso quelle fasce di giovani socialmente più deboli: bambini e ragazzi migranti oppure orfani.

Purtroppo la recente crisi che ha colpito l’economia a livello mondiale ha avuto ripercussioni più forti proprio sul fenomeno del lavoro minorile, perchè andando ad inficiare sulle già difficili condizioni dei paesi in via di sviluppo, ha incrementato la necessità di cercare forza lavoro da impiegare nelle varie attività, il più delle volte illecite perchè maggiormente redditizie.

Juan Somavia, Direttore generale dell’ILO, ha esplicitamente dichiarato: “ La crisi economica non può essere un alibi per abbandonare la lotta al lavoro minorile.

L’Unicef, presente alla Conferenza Mondiale sull’argomento, lancia un appello a tutti i paesi donatori, affinchè investano risorse per sostenere misure di tutela sociale e soprattutto promuovano forme di sviluppo in grado di generare fonti di reddito che garantiscano la sicurezza sociale.

Fonti:  Ilo Unicef


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