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Le donne, vere vittime della crisi mondiale

Postato da on ott 23rd, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Donne

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La recessione economica modiale sta avendo conseguenze devastanti in molti settori, ma secondo la Plan International, che a metà ottobre ha pubblicato un rapporto sulla condizione femminle, “State of the World’s Girls 2009, Taking Stock”, sono proprio le donne a subire le conseguenze peggiori di questa crisi. La Banca Mondiale ha annunciato che in 58 Paesi, questa situazione economica potrebbe portare ad un aumento della mortalità infantile fino a 400mila decessi l’anno, che saranno in maggioranza di sesso femminile. Negli ultimi anni c’è stato un aumento del tasso di scolarizzazione. L’analfabetismo è sceso dal 21% al 11%, per i bambini tra i 10 e 14 anni, mentre per le bambine la stima è più alta, il tasso è calato dal 39% al 18%.
In molte famiglie non ci sono sufficienti risorse economiche per pagare l’istruzione dei figli, e molto spesso viene sacrificata quella delle femmine che rimangono in casa ad aiutare le madri. Tuttavia osserva la Banca Mondiale che per restituire i soldi spesi per la formazione sono necessari dieci anni di scolarizzazione, inoltre coloro che completano la formazione secondaria guadagnano 2000 dollari in più rispetto a coloro che si sono fermati alla scuola elementare. L’abbandono scolastico generalmente è legato al lavoro minorile, che riguarda non meno di 218 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni. La crisi economica sta portando al fallimento di molte fabbriche in tutto il mondo, la risposta a questo fenomeno sarà la prostituzione delle molte donne che rimarranno senza lavoro, e che verranno adescate dai trafficanti con la promessa di un lavoro in occidente. Secondo l’OIL 22 milioni di donne potrebbero perdere il lavoro durante il 2009, a conferma di ciò le stime dicono che il tasso di disoccupazione sta salendo di più tra le donne che tra gli uomini. Alleanza Nazionale delle donne filippine conferma questo andamento, nei paesi emergenti il mercato dei servizi, della salute e dell’abbligliamento è fortemente femminilizzato, circa il 75-80% degli operai sono di sesso femminile, e proprio in questi settori sta imperando la crisi. Di 10 operai  licenziati, la maggioranza sono donne. Ritu Sharma, presidente del Women Thrive Worlwide, coalizione di 50 Associazioni femminili americane, denuncia che sono a rischio circa 100mila posti di lavoro nell’industria tessile, occupata in prevalenza da donne. Generalmente si tratta di persone emigrate da altri paesi, per cui il loro licenziamento ricadrà anche sulla condizione economica delle famiglie, alle quali non potranno più essere inviate le rimesse, che si ridurranno del 7,3%, mentre nel 2007 erano di circa 14,5 miliardi di dollari ossia 9,7 miliardi di euro.

Fonte lemonde.fr


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