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Libano: la parola lavoro per gli stranieri significa schiavitù

Postato da on set 20th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Vi si recano a centinaia, per lo più donne in cerca di lavoro; tuttavia questo non significa che il paese offra grandi opportunità. Se il Libano accoglie tanti stranieri è soltanto perché con grande disinvoltura questi vengono, poi, impiegati come schiavi; complici le agenzie di collocamento che, senza troppi scrupoli, spediscono i nuovi arrivati dai loro carcerieri, che si nascondono dietro la maschera di datori di lavoro.

Intanto loro, “i carcerati”, non solo subiscono abusi, violenze, torture psicologiche, ma vengono umiliati e respinti dalla società intera: basti pensare che nelle spiagge e nei centri sportivi quest’estate è stato predisposto il divieto di ingresso alle donne di servizio afro-asiatiche.

Si sono perfino verificati casi estremi di straniere presentatesi in ospedale per farsi estrarre dal corpo i chiodi conficcati dai loro padroni.

Da anni le Ong locali e internazionali si battono in difesa dei diritti dei lavoratori stranieri presenti in Libano; già nel 2009, a seguito di fori pressioni, il Ministero del Lavoro ha predisposto contratti a tutela dei domestici; tuttavia il fatto che tutti i documenti necessari depositati presso gli uffici siano in lingua araba li rende più facilmente vulnerabili a eventuali modifiche, inutile dirlo, a discapito dei lavoratori.

Fonti: PeaceReporter


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