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L’odore della tempesta

Postato da on lug 20th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Qualcuno dice di riuscire a sentire l’odore di una tempesta in arrivo e ha ragione. Gli eventi metereologici producono specifici odori che un olfatto particolarmente sviluppato può riuscire a sentire, per esempio quando dopo un lungo periodo di siccità la pioggia torna portando con sé un odore molto intenso. Ma di che genere di odori si parla? I giornalisti della rivista ScientificAmerican hanno fatto un resoconto di quelli più comuni. Prima che inizi a piovere il vento aumenta, le nubi si addensano e le narici avvertono un sibilo pungente: un fresco aroma di ozono – ha dichiarato la chimica Louisa Emmons del National Center per le Risorse Naturali. Una carica elettrica data da fulmini o da impianti elettrici, funge da generatore dividendo le molecole di azoto e ossigeno in atomi separati. Alcuni di essi si ricompongono in monossido di azoto e reagiscono al contatto con altri elementi chimici nell’atmosfera producendo occasionalmente molecole composte da tre atomi di ossigeno, O3. Questo elemento è messaggero di tempeste perché le correnti discendenti dei temporali portano l’O3 da elevate altitudini al nostro livello. Una volta arrivata la pioggia emergono altri odori. La caduta dell’acqua disturba e disloca altre molecole che si trovano sulla superfice, in modo particolare sui terreni aridi. In luoghi ricchi di vegetazione le molecole spesso provengono da alberi e piante. Nelle città questi odori provengono dal cemento e dall’asfalto. Nei paesi di lingua anglofona l’odore che si sente a seguito delle precipitazioni viene chiamato petrichor. Fu descritto per la prima volta nel 1964 dalla minerologa Isabel Joy Bear e da R. G. Thomas dell’Australia’s Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization. Secondo loro il petrichor si avverte quando le molecole di piante o animali in decomposizione si attaccano ai minerali o all’argilla. Durante un temporale queste molecole si ricombinano con altri elementi in superfice. Quando piove si sprigiona l’odore generato dalla combinazione fra acidi grassi, alcol e idrocarburi. Una tempesta invece lascia dietro di sé una sgradevole fragranza di terra ammuffita e umida. Questo è l’aroma del geosmin, un elemento prodotto da batteri e alghe verdi. Poco amato da coltivatori e giardinieri poiché lascia uno spiacevolissimo odore che contamina anche il vino e l’acqua. Tutti questi elementi chimici scatenati dal tempo portano un messaggio. Alcuni biologi sospettano che il petrichor navighi nei canali d’acqua e che funga da segnale per i pesci d’acqua dolce avvertendoli che è giunto il periodo della riproduzione. Il microbiologo Keith Chater del Jhon Innes Center in Gran Bretagna ha ipotizzato che il geosmin potrebbe essere una sorta di faro per i cammelli in cerca di oasi nel deserto; i batteri che lo producono potrebbero a loro volta usare i cammelli per disperdere le loro spore.

Fonte: ScientificAmerican.com


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