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L’uranio impoverito minaccia ancora i soldati italiani, chi indaga sulle responsabilità?

Postato da on apr 9th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

italiachiamo_radioactive_phCirca un anno fa partecipai ad una conferenza tenuta da un noto giornalista impegnato in un’inchiesta sui frequenti casi di grave malattia riscontrati a soldati italiani a seguito di missioni all’estero. Uranio impoverito, era questo il termine che ricorreva più di frequente nel suo discorso, intervellato da altri come radon, amianto; tutti agenti altamente tossici, sospettati di essere la causa principale dei problemi di salute registrati, al loro rientro in Italia, sugli uomini che erano stati presenti sugli scenari di guerra internazionali. L’amianto, minerale tossico, si trovava fino a qualche tempo fa in diversi ambienti militari, impiegato soprattutto per la costruzione di navi della marina americana; ancora le esplosioni di materiale bellico disperdono nell’ambiente delle nanoparticelle di minerali pesanti, quindi sono anch’esse tossiche. Infine anche l’eccessivo uso di vaccini sul personale, addizzionato all’esposizione ad altri materiali di comprovata tossicità, sembra dar luogo ad una situazione estremamente minacciosa per la salute.

Era, quindi, chiaro, già nella relazione del giornalista, il quadro che emergeva: le missioni possono essere per i militari occasione per andare incontro a preoccupanti conseguenze per la salute; ma il dato più allarmante era relativo al fatto che i soldati non venivano messi in condizione di operare in sicurezza; in Somalia i militari Usa erano muniti di tute di protezione, maschere e occhiali, quelli italiani no, nonostante fosse stato diramato un documento Nato che rendeva noti i rischi.

Oggi, Aprile 2010, è passato un anno dall’incontro con quel giornalista, e apprendo che è stata istituita una nuova commissione parlamentare, la terza sinora, per indagare sulle possibili relazioni tra i casi di morte e malattia di numerosi soldati e la loro permanenza in territori in cui vengono stoccati materiali tossici; come se il fatto di aver rintracciato nanoparticelle non presenti in natura sui corpi di militari morti dopo aver partecipato a missioni all’estero non fosse sufficiente.

Mi chiedo, mentre si continua ad indagare, chi protegge i soldati? Sono state adottate misure di sicurezza? E soprattutto, c’è qualcuno che indaga sulle responsabilità per la mancata applicazione dei prottocolli di sicurezza?

Fonti: Informazione Libera


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