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Marijuana: ancora off-limits in medicina

Postato da on ago 18th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

“Coltivare una piantina di marijuana in casa può essere lecito, trattandosi di “un reato che non procura danni alla salute pubblica”. Lo ha stabilito la Cassazione. Secondo la suprema corte la coltivazione di una sola pianta di canapa indiana “non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica”. Di conseguenza è stato bocciato il ricorso della Procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di un giovane per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di cannabis”. Questo si leggeva su Repubblica il 29 Giugno 2011. Mentre in medicina e per la cura di pazienti affetti da diverse patologie gravi ancora è off-limits. Come per la signora Irvina Booker che vive a New York. E’ affetta da sclerosi multipla, artrite e soffre di costanti dolori. Come molte persone la signora Booker, sostiene che la marijuana allevia il dolore. Fu presente anche quando nel gennaio 2010 nel New Jersey, fu legalizzato l’uso della marijuana per scopi terapeutici come il suo. Ma un anno e mezzo dopo, non c’è ancora la disponibilità della marijuana per i pazienti, e non vi è alcun segno di cambiamento. Già si sa che la canapa indiana è usata per contrastare la diminuzione dell’appetito nei pazienti affetti da AIDS e da cancro e per diminuire la nausea derivata dai trattamenti chemioterapici. Inoltre causa un effetto positivo sui soggetti affetti da dolori cronici, da sclerosi multipla (diminuzione del rigore muscolare) e sulla sindrome di Tourette. Ad oggi, come accade per la maggioranza delle molecole attive presenti sul mercato, sono ancora in corso studi che accertino la validità di questi effetti, non esistendo alcuna prova definitiva ed univoca che dimostri l’efficacia dell’impiego medico; tuttavia milioni di consumatori nel mondo – anche affetti da gravissime patologie – attestano di ricevere benefici dai principi attivi della pianta, utilizzata in medicina da migliaia di anni e presente nella farmacopea ufficiale fino alla metà del ‘900. Le applicazioni possibili accertate e le conseguenti sperimentazioni hanno per oggetto: l’inappetenza da farmaci chemioterapici. Efficacia provata dalla pratica medica di routine; centinaia di migliaia di dosi di THC sintetico (Marinol) sono state prescritte ogni anno dagli oncologi USA) anche se non sembra avere gli stessi effetti della marijuana assunta nel suo stato naturale (fumato o ingerito) poiché il Δ9-tetraidrocannabinolo è solo uno dei 460 composti chimici presenti nella cannabis. Epilessia: in sostituzione di farmaci anticonvulsivi, che hanno gravi effetti secondari anche sull’umore. Efficacia provata in qualche caso. Sclerosi multipla: in sostituzione di farmaci tranquillanti ad alte dosi, con rischi di letargia e dipendenza fisica. Efficacia sperimentata in molti casi. Non è comunque il farmaco di elezione per gli spasmi; solo in pochi casi si è evidenziato un miglioramento secondo la scala di AshWorth. Anoressia: forte stimolante dell’appetito. Glaucoma: la marijuana diminuisce la pressione interna dell’occhio del 25-30% in media, a volte fino al 50%. Alcuni cannabinoidi non psicotropi, e in misura minore, anche alcuni costituenti non-cannabinoidi della canapa diminuiscono la pressione endo-oculare. In Olanda, in Spagna, in Canada e in undici stati degli USA l’uso della cannabis a scopo medico è già consentito, in altri paesi europei ed extraeuropei l’argomento è ancora al centro di accesi dibattiti sia sul piano scientifico che su quello etico. L’Italia è purtroppo su questo terreno molto indietro rispetto agli USA e alla gran parte dei paesi europei. Da queste premesse è nata, nel marzo del 2001, la decisione di dare vita in Italia all’Associazione per la Cannabis Terapeutica (ACT), uno spazio comune a pazienti, medici e a tutti i cittadini che vogliano impegnarsi per colmare il ritardo del nostro Paese in quest’ambito. Qui non c’è da chiedersi cosa è etico o non-etico, bisogna domandare ai familiari e alle persone affette da queste gravi patologie come vivono giorno dopo giorno, come soffrono, come non sono libere di fare anche le cose più semplici. Se abbiamo delle armi per combattere, se la medicina può…perchè non poterlo fare, risparmiando semplicemente tanto dolore a milioni di persone.

Corinna Lucianelli


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