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Matrimoni: sì lo voglio…due volte.

Postato da on apr 9th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

matrimonioIl nucleo fondante di ogni società è la famiglia e in passato questa era sancita, quasi ed esclusivamente, dal vincolo del matrimonio. Differente la situazione ad oggi, a dircelo è l’ultimo studio condotto sulla salute dei matrimoni in Italia dall’istituto italiano di ricerca, che traccia una fotografia del numero, dell’età, del paese di provenienza degli sposi e della durata dei matrimoni nell’anno 2008. La gente si sposa sempre meno, confermando una tendenza ormai in atto dal 1972, nonostante siano aumentate le persone che si sposano più di una volta, infatti il numero di coloro che convolano per una seconda o terza volta a “giuste” nozze è in costante aumento, il 13,8% di contro al 6,2 % del ’72. La causa di questi  secondi “sì lo voglio”  è da imputarsi, ovviamente, all’aumento dei divorziati e i seconda battuta ai vedovi, solo nel 2007 le cause di separazione ammontavano a più di 50 mila. Il fenomeno dei secondi “sì” coinvolge principalmente le regioni del Centro e del Nord Italia, dove il numero di divorzi è più elevato. Bisognerebbe anche cominciare a cancellare dall’immaginario collettivo l’idea dei “giovani sposi”, infatti l’età media della donne in prime nozze è di 29,99 anni, in seconde 43, e degli uomini è di 33,3 per le prime e 48 anni per le seconde, leggermente più bassa l’età degli sposi per il Sud Italia e le Isole. Un altro dato molto interessante, che attesta il processo di stabilizzazione e radicalizzazione degli stranieri in Italia, è il sempre crescente numero di unioni fra italiani e stranieri, nel 15% dei matrimoni del 2008 almeno uno dei due sposi era straniero; principalmente proveniente da paesi con una forte pressione migratoria, dal Nord Africa quando si tratta di uomini e dai paesi dell’Est quando si tratta di donne. Ultimo dato, conseguenza dei precedenti, è il sempre crescente numero di unioni celebrate davanti al sindaco, obbligatori per le seconde nozze nel caso di divorziati, salvo l’annullamento della sacra rota, e per i matrimoni con stranieri che professano un’altra religione, ma scelta volontaria per le altre coppie, ¼ dei matrimoni fra celibi e nubili si è celebrato davanti al sindaco. Il quadro che emerge da questi dati conferma un cambiamento in atto, figlio di una società nuova, che ha ritardato tutti i momenti di passaggio, dalla fine degli studi al lavoro, dal matrimonio al primo figlio, che trae linfa vitale dall’immigrazione e che non vive più il matrimonio in chiesa come il coronamento dell’unione famigliare. 

Fonti: Istat


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