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Maxisequestro di falso pomodoro “Made in Italy” ad Angri

Postato da on ott 19th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Con l’aumento del 18 per cento degli arrivi in Italia, nel primo semestre 2010, del concentrato di pomodoro cinese l’operazione dei Carabinieri è particolarmente importante per evitare che venga spacciato sul mercato nazionale ed estero il falso pomodoro Made in Italy, a danno dell’immagine e dell’economia del Paese. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente il maxisequestro di falso pomodoro “Made in Italy” ad Angri, in provincia di Salerno da parte del nucleo antifrodi del Comando carabinieri politiche agricole e alimentari. Una azione avvenuta –  spiega la Coldiretti – in esecuzione del decreto emesso dal Gip del Tribunale di Nocera inferiore con il sequestro di 460.700 chili di doppio concentrato di pomodoro, pari a 931.978 barattoli da 150 grammi, per un valore complessivo di circa 400mila euro, perche’ “confezionati con etichette attestanti indebitamente l’origine italiana del prodotto, in realta’ ottenuto dalla lavorazione di triplo concentrato di pomodoro proveniente dalla Repubblica popolare cinese e destinato al mercato estero”.

Un pericolo incombente che è stato sollevato nelle anticipazioni del rapporto sulle Agromafie presentate da Coldiretti/Eurispes al X Forum agroalimentare di Cernobbio dal quale è emerso peraltro che sono state importate in Italia 161.215 tonnellate di pomodori preparati o conservati di cui: il 52,9 per cento proviene dalla Cina, destinate per il 98,6 per cento del totale alla sola provincia di Salerno, patria del mitico San Marzano.

Le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina sono praticamente quadruplicate (+272 %) in Italia negli ultimi dieci anni e rappresentano oggi la prima voce delle importazioni agroalimentari dal gigante asiatico. Dalle navi – denuncia la Coldiretti – sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Il quantitativo che sbarca in Italia dalla Cina dovrebbe superare a fine anno i 100 milioni di chili e corrisponde – sottolinea la Coldiretti – a quasi il 15 per cento della produzione di pomodoro fresco italiana destinato alla trasformazione realizzata in Italia.

Nonostante il dichiarato impegno a garantire la sicurezza alimentare dopo lo scandalo del latte alla melamina, la Cina ha continuato ad esportare prodotti a rischio ed è stata il Paese che ha ricevuto dall’Unione Europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge. Nel 2009 – afferma la Coldiretti – su un totale di 3204 allarmi per irregolarità ben 344 (11 per cento) hanno riguardato la Cina per pericoli derivanti dalle contaminazioni dovute sopratutto a  materiali a contatto con gli alimenti.

L’estensione a tutti i derivati del pomodoro dell’obbligo di indicare l’origine del pomodoro utilizzato nelle conserve, una stretta nei controlli sulle importazioni del pomodoro cinese, penalizzazioni per le industrie e le organizzazioni dei produttori responsabili di comportamenti scorretti, sono alcune delle proposte formulate dalla Coldiretti per affrontare compiutamente il problema.


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