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Meno lavoro “irregolare”, ma anche meno occupazione

Postato da on apr 21st, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

foto1Uno dei fattori che concorre a definire il PIL, prodotto interno lordo, di  un paese è la somma dei redditi degli stipendiati; tuttavia quando si parla di questi lavoratori, che attraverso il loro guadagno  determinano il PIL intendiamo tutti coloro i quali hanno un lavoro “regolare”, ne consegue che, soprattutto in Italia, questo indice è sfalsato, essendo l’occupazione “non regolare”  radicata nel tessuto produttivo del Paese. E’ ovviamente difficile definire l’entità di questo fenomeno non essendo misurabile nella sua interezza, fatto salvo i dati forniti dagli enti preposti alla vigilanza, Inail, Inps e Ministero del Lavoro, che tuttavia non concorrono a definire un quadro completo della situazione. Tuttavia attraverso il confronto di diversi fattori è possibile avere un’idea più precisa dell’incidenza di tale fenomeno sull’economia del Paese, si sono infatti stimate, per l’anno 2009,  in circa 2 milioni 966 mila le unità di lavoro non regolari, quando si parla di ULA non intendiamo le singole persone, ma la media mensile degli occupanti, calcolati a tempo pieno, che si sono avvicendati in un anno, in calo rispetto all’anno precedente; così come l’incidenza sul PIL che è stata stimata al 12,2 % anche questo in diminuzione rispetto agli anni precedenti. La dimunizione del fenomeno del lavoro irregolare è da imputarsi alla creazione, da parte del governo centrale di una serie di normative che, andando incontro alle esigenze dell’imprese, hanno favorito una flessibilità contrattuale che ha permesso l’abbattimento del lavoro in nero e del lavoro grigio. Per lavoro grigio si intendono quelle collaborazioni in cui esiste un contratto, ma questo non viene applicato in maniera corretta,come ad esempio, dichiarando meno ore, ricevendo oltre la busta paga soldi in nero. Queste nuove normative disposte dallo Stato hanno sia  favorito la regolarizzazione delle posizioni lavorative, che lo sviluppo del lavoro autonomo. Altro dato rilevato è la disparità della distribuzione del lavoro irregolare nel nostro Paese, il Sud conta il doppio dei lavoratori in nero rispetto al Nord, alle base di questa differenza vi sono diversa cause, una delle quali è legata alle varie tipologie di attività che si svolgono nelle determinate regioni che inducono maggiormente al lavoro in nero, nell’agricoltura, ad esempio, quasi un quarto della manodopera è irregolare. Un altro aspetto rilevante, per quanto concerne il mondo del lavoro, è l’aumento della disoccupazione, la cui causa è da ricercarsi nella crisi che ha investito un po’ tutti i settori, tuttavia questo calo è legato essenzialmente al lavoratore italiano, a differenza di quello straniero che nel corso del 2009 ha visto un aumento della sua occupazione.   

Fonti: istat


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