Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Missione a Kabul, Bossi divide il governo “A Natale i soldati tornino a casa”

Postato da on set 18th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Bossi e Maroni

Bossi e Maroni

MONFALCONE (GORIZIA) – Il governo si spacca sull’Afghanistan. Ed è ancora una volta Umberto Bossi ad accendere la miccia, ripetendo quello che aveva già detto dopo l’ultimo attentato ai nostri soldati. “Spero che questi ragazzi possano per Natale vedere casa loro”. Parole forti, pronunciate dopo che Frattini e La Russa, rispettivamente ministro degli Esteri e ministro della Difesa, si erano affrettati a dire che la strage di Kabul “non intimidirà il nostro Paese e non metterà in discussione il nostro impegno”. Parole che in serata provocano una durissima replica del sottosegretario alla Difesa Crosetto (Pdl), secondo il quale “così si aumentano i rischi per i nostri militari”.

Della missione italiana, e di un eventuale ritiro, parla anche Silvio Berlusconi. Che cerca di tenersi in un vago equilibrio: definisce “essenziale” la missione italiana, ma si dice convinto “che si debbano portare a casa i nostri ragazzi al più presto”. Senza fissare un termine: “E’ un problema internazionale, non è un problema che un paese può assumere da solo perché con questo tradirebbe l’accordo e la fiducia degli altri paesi presenti”.

Più tardi, conversando con i giornalisti al termine del Consiglio europeo a Bruxelles, il premier afferma che “presto” 500 soldati italiani saranno ritirati: “Una riduzione delle truppe era prevista e ne parleremo. Ricordiamoci che noi abbiamo fatto di recente un aumento di quasi 500 soldati per mantenere l’ordine durante il periodo delle elezioni in Afghanistan. Ad elezioni svolte, con un esito che pare corrisponda alle reali intenzioni di voto dei cittadini afgani, credo che almeno questi 500 uomini li potremo cominciare a riportare a casa”. Quando? “Non si può mettere un limite di tempo – risponde il presidente del Consiglio – di questa cosa parleremo con tutti gli alleati internazionali nel G20, oltre che nel prossimo Consiglio di ottobre dove ci sarà questo punto all’ordine del giorno”. In ogni caso, ha ripetuto Berlusconi, “ci saranno una transition strategy e una diminuzione degli organici, ma non possiamo, dopo aver fatto tanto, anche in termini di sacrifici umani, abbandonare l’impresa a seguito di questi eventi traumatici”.

Il ritiro di 500 militari dopo le elezioni era già previsto, sottolinea La Russa, che a Bossi dà una risposta più diretta di quella del premier: “Se parla di rientro dei militari della Folgore attualmente impegnati in Afghanistan allora ha ragione, altrimenti sarebbe una dichiarazione incomprensibile”. A caldo il ministro della Difesa aveva ribadito che la strage “non cambia i piani sulla presenza italiana, la missione va avanti”. E più tardi, dopo l’auspicio di Bossi, aveva spiegato: “Il tempo del ritiro va deciso insieme agli organismi internazionali. Non si può fissare una data”.

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri: “Dobbiamo restare per dimostrare che l’orgoglio dell’Italia è sempre alto. Non dobbiamo parlare di ‘exit-strategy’ in Afghanistan, ma di ‘transition-strategy’, ovvero cosa fare per conquistare i cuori degli afgani”.

Che il Carroccio la vedesse diversamente si era capito già questa mattina con le dichiarazioni del ministro Roberto Calderoli: “Desidero esprimere il mio cordoglio per i nostri sei soldati che hanno perso la vita in questo terribile attentato a Kabul e la mia solidarietà nei confronti delle loro famiglie colpite da questo lutto tremendo. Questa tragedia, però, deve far riflettere…”. Riflettere, ovvero riportarli a casa. Comunque se ne discuterà in un vertice di maggioranza. “Anche se non mi sembra che la maggioranza sia per il ritiro”, commenta il vice capogruppo del Pdl Italo Bocchino.

“Una posizione assolutamente contraddittoria”, dice Pierluigi Bersani commentando le dichiarazioni degli esponenti del governo e della maggioranza. ”In un giorno così drammatico è incredibile che in poche ore il governo abbia mostrato una confusione così impressionante”. Bersani si riferisce alle “parole di La Russa in Parlamento, quelle di Bossi e quelle di Berlusconi”, dalle quali “emerge una posizione assolutamente contraddittoria”. E se Bersani critica la confusione del governo, Ignazio Marino ritiene urgente che il ministro della Difesa riferisca in Parlamento sulle condizioni della missione italiana e su eventuali cambiamenti dei compiti dei nostri soldati e sui livelli di sicurezza.

Cosa ci facciamo ancora in Afghanistan?”, chiede Antonio Di Pietro. “A forza di starci, e di restarci, abbiamo perso anche la conoscenza delle ragioni per le quali ci siamo andati”.

fonte Repubblica.it


Leggi Ancora

Lascia una risposta