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Nessuna umanità per Abel e gli altri 76 passeggeri

Postato da on apr 26th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

    sbarchiE’ il 28 Luglio 2009 ed un gruppo di 82 persone eritree, etiopi e nigeriane, prende il largo da Tripoli per una traversata verso le coste maltesi. I viaggi in mare, anche quelli più brevi, sono sempre un’ incognita, ma agli 82 passeggeri sembra andare per il meglio: è il 29 Luglio e dall’imbarcazione giunge la prima telefonata per rassicurare amici e parenti rimasti in Libia. Il gommone è già di fronte alle coste maltesi. La sorella di Abel, uno dei passeggeri, è però in allerta, sfidare l’imprevedibilità del mare a soli 16 anni è troppo rischioso. Il 31 Luglio, tre giorni dopo l’inizio del viaggio, invia una mail al Consiglio dei rifugiati di Bonn, nonostante le rassicurazioni dei parenti di Tripoli, nessun giornale, associazione o istituzione ha notizia dell’approdo dell’imbarcazione. Il 3 Agosto uno dei passeggeri tenta l’ultima richiesta di aiuto, con la batteria del cellulare agli ultimi sgoccioli chiama un amico a Malta, chiedendo di allertare la guardia costiera. Nessuna risposta.
    Il 12 Agosto la marina italiana, respinge alle coste di Tripoli un imbarcazione con 82 persone a bordo, si fa carico di una donna, che viene trasportata all’ospedale Mater Dei di Malta, la donna che aveva partorito in mare è l’unica a cui venga prestato soccorso. La sorella di Abel passa tutto il mese di Agosto alla ricerca del fratello, arriva sino al Ministero dell’Interno maltese, che dà però risposta negativa, non risultano sbarchi sulle loro coste. Per sapere qualcosa del fratello dovrà attendere il 21 Agosto, quando alle porte di Lampedusa arriverà un gommone con 5 persone a bordo, è proprio quello partito da Tripoli il 28 Luglio, ma degli altri 77 non c’è traccia, hanno perso la vita giorno dopo giorno, sotto il sole cocente del mediterraneo, senza soccorsi, acqua o cibo, lasciati morire dalle autorità di frontiera. Abel si è spento lentamente, fino ad essere abbandonato nel mediterraneo. La sorella gli aveva consigliato di chiedere asilo politico in Libia. Le Nazioni Unite gli avevano dato appuntamento a Gennaio 2010, ma per lui era un’attesa troppo lunga, i rastrellamenti delle forze dell’ordine libiche erano troppo intensi, così tanto valeva richiare il mare. Le famiglie delle vittime si sono organizzate per chiedere giustizia, hanno scritto una lettera al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, una all’Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite, all’Organizzazione internazionale per le migrazioni, al Ministero dell’Interno maltese ed italiano. Chiedono giustizia per i propri familiari, accusano l’Italia, Malta, le navi civili e di frontiera, di non aver prestato soccorso alle vittime. Sono state raccolte informazioni utili dai cinque superstiti, attualemnte depositate presso la Procura di Agrigento, che potrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta.

Fonte peace reporter.it


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