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Oggetti Borbonici da Christiès and Sotheby’s

Postato da on ott 19th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

“Lo stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie…. tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” così recita parte dell’articolo 117 della nostra Costituzione, che se da un lato conferisce al governo il potere di decidere su questi argomenti, dall’altro lo vincola, come responsabile unico, a tutelare questi beni nazionali.

Ne consegue, quindi, che l’apprendere, è notizia di questi giorni, che continua il commercio di opere d’arte trafugate deve diventare un campanello di allarme a cui lo Stato ha il dovere di rispondere.

A dare la notizia è uno storico-collezionista napoletano, Luigi Andreozzi, che avrebbe riconosciuto in alcuni cataloghi di aste svolte dalle case internazionali Christiès and Sotheby’s a Milano, nel novembre del 2002 e nel dicembre del 2006, e a Londra, nel 2007, oggetti provenienti dalla Reggia di Caserta. A fare le spese di queste espoliazioni, però, non sarebbe stata solo la residenza di Caserta, ma anche quella di Portici, dimora storica fatta costruire dal sovrano Carlo III come palazzo reale per la dinastia dei Borbone di Napoli.

Bisogna sottolineare, inoltre, come questo fenomeno di acquisto di oggetti appartenenti a residenze storiche non sia un fenomeno degli ultimi anni, ma come sia, nostro malgrado, consolidato nel tempo; sembra, infatti, stando a quanto asserito dal dottor Andreozzi, che abbia avuto inizio nel 1860.

Si è dovuto attendere il 2003 per riuscire a stilare un catalogo dettagliato degli oggetti della Reggia di Caserta e di Napoli, ovviamente quelli sopravvissuti all’espoliazione, così da avere un’idea chiara del patrimonio da salvaguardare.

Il danno prodotto da un tale scempio, sia in termini economici che storico-artistici non è valutabile, quello che, invece, si può valutare è la risposta più o meno immediata di chi queste cose dovrebbe tutelare.
Se non ci riesce, l’importante è riconoscerlo e mal che vada troveremo gli sponsor anche per le residenze borboniche oltre che per il Colosseo.

Fonti: Il giornale dell’arte.


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