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Otto anni dall’11 settembre L’America ricorda ma non ha paura

Postato da on set 11th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 settembreNEW YORK – Non dimenticare. Sembra questo l’imperativo nell’anniversario dell’11 settembre. E coniugare il ricordo con la svolta rappresentata dall’elezione di Obama. Per l’ottava volta New York si stringerà nuovamente nel ricordo delle vittime. Ma la voglia di andare avanti è forte.

Della guerra contro l’estremismo islamico, un tormentone dell’era di George W. Bush, non si parla quasi più. E il timore di un nuovo attentato contro l’America sembra anche quello svanito. Un esempio? Le immagini di un giovane Khalid Sheikh Mohammed, il cervello degli attentati kamikaze dell’11 settembre e il più illustre dei detenuti di Guantanamo, circolano da giorni sui siti usati dalla propaganda di Al Qaeda e per alcuni esperti potrebbero essere un segnale di pericolo, un messaggio in codice a cellule terroristiche in sonno, un cattivo presagio; ma la notizia è confinata a trafiletti sui media americani, anche alla vigilia dell’anniversario.

La routine del cerimoniale è la stessa degli ultimi anni. A New York questa notte si sono accesi i grandi fari azzurri puntati al cielo, per disegnare sulla skyline della città il profilo delle torri gemelle abbattute dai kamikaze. E questa mattina, a Ground Zero si terrà la consueta cerimonia in memoria delle 2.752 vittime. Fiori saranno posati nelle due vasche quadrate, il simbolo delle torri. La cerimonia, che si terrà alla

Presenza del vice presidente americano Joe Biden e dal sindaco della città Michael Bloomberg, sarà punteggiata da quattro momenti di silenzio, scanditi dal suono di campane per ricordare i momenti dell’impatto dei due aerei dirottati e il momento in cui gli edifici sono crollati.

Il presidente Barack Obama sarà al Pentagono, a Washington, per ricordare le vittime dell’impatto del terzo dei quattro aerei dirottati da Al Qaeda. La quarta cerimonia ufficiale si terrà poi in Pennsylvania, dove si schiantò il quarto aereo, dopo una rivolta dei passeggeri contro i dirottatori. Il jet era diretto contro la Casa Bianca.

A New York tuttavia l’attenzione è soprattutto per i ritardi nei lavori di ricostruzione a Ground Zero. I cinque grattacieli che avrebbero dovuto prendere il posto del Wtc ancora non ci sono, e del più importante, la Freedom Tower, si comincia a vedere lo scheletro d’acciaio dei primi piani, ma servono gli occhi del direttore dell’autorità portuale di New York e New Jersey Chris Ward per vedere “un senso di rinascita”. Per tutti gli altri newyorchesi Ground Zero sembra congelata nel tempo, e i mille operai al lavoro nel cantiere.

Un sondaggio della Quinnipiac University condotto il mese scorso suggerisce che più della metà dei newyorchesi è convinta che la ricostruzione proceda male. Il sessanta per cento non crede che la Freedom Tower, alta 1.776 Piedi in memoria delle 1.776 Vittime del Wtc, sarà costruita entro i termini previsti.

Garbugli politici, complicazioni nella realizzazione e la recessione economica hanno allungato i tempi e gonfiato i costi.

“Ricordando un futuro di cui molti hanno (ancora) paura”, è il titolo del New York Times, secondo il quale all’indomani degli attacchi dell’11 settembre, molti newyorkesi vedevano un futuro cupo, che non è ancora stato superato. Per il Washington Post, invece, gli attentati “sono un ricordo troppo lontano per i teenagers”, otto anni dopo, sono già diventati pagine dei libri di storia, per una generazione troppo giovane per ricordarsene.

fonte Repubblica.it


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