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Otzi, l’uomo dei ghiacci, continua a far parlare di sé

Postato da on mag 7th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Nel 1991 è stata ritrovata sulle Dolomiti in Trentino Alto Adige, la mummia di un uomo vissuto all’incirca 4.500 anni fa. Nel corso di questi anni sono stati fatti numerosi studi per ricostruire la vita e la morte di questa persona.

Con lui sono stati ritrovati molteplici utensili e gli indumenti che portava, sono stati analizzati i resti di ciò che aveva mangiato poco prima di morire, (alla veneranda età di 45 anni) e gli spostamenti che aveva compiuto nel corso della sua vita.

Gli studiosi hanno fatto tutte le analisi possibili concludendo che sebbene avesse qualche virus intestinale, la sua morte è stata causata da una ferita larga circa 2 cm situata all’altezza della spalla destra. L’uomo è stato ucciso da un misterioso individuo che lo trafisse con una freccia.

Oggi la Mummia delle dolomiti continua a far parlare di sé, grazie alla scoperta realizzata dal Professor Zink dell’Istituto di ricerche di Bolzano.

Grazie a una sonda, con cui hanno scannerizzato l’area della ferita, hanno riprodotto un’immagine tridimensionale della zona lesa che ha consentito uno studio particolareggiato del tessuto. Durante le analisi sono state individuate delle cellule di sangue che sopravvivono dall’età del rame. Prima di questa scoperta alcuni antropologi supponevano di aver individuato dei resti di sangue su utensili o manufatti vari, ma non era possibile avere delle prove schiaccianti, mentre sul corpo della mummia tirolese ci sono tracce di emoglobina e fibrina.

La fibrina si forma a seguito di una ferita, ma scompare pochi minuti dopo la fuoriuscita del sangue, pertanto aver trovato la sostanza conferma inequivocabilmente che questo individuo è morto a pochi minuti dall’incidente.

Quando il sangue si secca è difficile capire da quanto tempo sia fuoriuscito, se da un giorno, una settimana, o un mese; la scoperta produce quindi conseguenze positive non solo dal punto di vista storico antropologico ma per le moderne indagini investigative.

Fonte: NationalGeographic.com


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