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Riconosciuta malattia professionale a seguito di eccessivo uso di telefoni mobili

Postato da on feb 25th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lo scorso Dicembre la Corte d’Appello di Brescia accolse il ricorso presentato dal Sig. Marcolin, che a seguito dell’esposizione prolungata per esigenze lavorative, ad onde elettromagnetiche emesse da cellulari e cordless, chiedeva gli venisse riconosciuta la malattia professionale. Di questi giorni è la sentenza della Corte, che ha per la prima volta, in Italia, riconosciuto il nesso casuale tra l’eccessiva esposizione a telefoni cellulari e cordless, e l’insorgenza di neurinomi. La Sentenza emessa in questi giorni ha una grande importanza, visto che le malattie professionali riconosciute dalla nostra giurisprudenza sono un numero circoscritto, e solo contraendo una delle patologie elencate, si ha la possibilità di poter accedere ad un sussidio per disabilità sopraggiunta, da parte dell’Inail. La Sentenza in questione ripercorre il decorso, l’esito, e le conseguenze della malattia, del Sig. Marcolin, affetto da un neurinoma del trigemino. L’Inail in quanto ente preposto alla certificazione della disabilità e della malattia professionale è stata parte del processo. Tuttavia le prove negative presentate dall’Istituto non sono state giudicate probanti dalla Corte. Infatti tra gli elementi della difesa erano presenti una serie di studi scientifici, elaborati dall’Interphone, che si riferiscono all’insorgere solo di neurinomi ai nervi acustici a seguito di elevata esposizione ad onde elettromagnetiche, e non riguardano invece neurinomi del trigemino. Gli elementi presentati non sono stati accolti positivamente dalla Corte, visto che, l’assenza di dati riguardo neurinomi del trigemino non inficia la rilevanza del caso  poiché l’area di co-localizzazione dei gangli da cui si diramano i due nervi cranici è circoscritta ad un spazio definito e ristretto dello spazio endocranico, indubbiamente interessato dall’emissione elettromagnetica. Altri dati proposti dall’Inail, mettevano in evidenza un periodo di latenza della malattia eccessivamente breve, che impediva di individuare nelle onde elettromagnetiche la causa del tumore. Ed infine contestavano l’ esigua numerosità dei casi presentati dall’accusa. Al contrario di quanto esposto dall’Inail, la Hardell, Istituto di ricerca al quale venne affidata la presentazione delle prove scientifiche della parte lesa, ha riportato un numero di casi molto elevati, nei quali emergeva che il periodo di latenza dei neurinomi ipsilaterali era di 10-15 anni. A dare ultriore conferma ai giudici, il legame tra l’Interphone, (azienda che ha operato la raccolta delle prove negative) e le case produttrici di telefoni cellulari, che da anni sostengono finanziariemente l’azienda. Dall’indagine operata dalla Hardell emerge inoltre che i rischi derivanti da un’eccessivo uso di telefoni mobili è superiore ai rischi che sopravvisuti ad esplosioni atomiche hanno di contrarre alcuni tipi di tumori.


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