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Sandy e i cambiamenti climatici

Postato da on ott 31st, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Gli Stati Uniti stanno barcollando sotto l’impatto di un massiccio uragano chiamato Sandy, il secondo che colpisce la costa nord orientale negli ultimi due anni. Inondazioni e black out di vaste proporzioni hanno colpito New York City e parte del New Jarsey. Questo uragano è conseguenza del surriscaldamento globale? La rivista Nature ha tentato di rispondere a questa domanda. Che cosa ha reso l’Uragano Sandy così devastante? Prima di tutto le sue dimensioni, quando ha toccato le coste degli Stati Uniti, il vento soffiava 118.5 Km orari con picchi che sono arrivati fino a 145 Km/h. Il vento di questa tempesta tropicale si è esteso per 780 Km. Ma cosa ha reso questa tempesta diversa dalle altre? L’uragano Sandy non ha precedenti, dicono gli esperti, almeno per il contesto meteorologico in cui si è verificato. Prima di tutto perché ha raggiunto la terra ferma, alimentato dall’inusuale calore della superficie delle acque dell’Oceano Atlantico. Secondo queste tempeste tendenzialmente si verificano in mare aperto dove si dissolvono prima di raggiungere la costa. Sandy è stata influenzata dal sistema di alta pressione della Groenlandia che lo ha portato verso la terra ferma. Ciò che ha scatenato la sua violenza ed intensità è stata la contrapposizione tra condizioni climatiche invernali e il surriscaldamento delle acque. Non ha giovato nemmeno la luna piena che ha fatto innalzare i livelli delle maree.

Alcuni scienziati credono che in futuro, con il surriscaldamento climatico vedremo altre tempeste come questa, anche se nessuna di esse può essere direttamente attribuita al surriscaldamento globale. Per l’Università di Pechino questo genere di eventi climatici raddoppiano in periodi particolarmente caldi, mentre altri si sono concentrati sopratutto sul contributo che apporta lo scioglimento dei ghiacci al Polo nord, che altera le correnti nell’emisfero nord. Tuttavia i cambiamenti climatici non sono l’unico fattore, secondo Kevin Trenberth, del National Center Atmospheric Research in Colorado una larga parte viene giocata dai fattori naturali la cui variabilità è veramente ampia. Secondo gli studi realizzati dal MIT, dalla Cambridge e Princeton University effetti cilmatici e innalzamento del livello del mare significano che entro la fine del secolo eventi come questo accadranno ogni 3 – 20 anni. 

Fonte: Nature.com


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