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Saviano agli elettori del centrodestra: “Serve uno scatto di coscienza”

Postato da on set 7th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Roberto Saviano

Roberto Saviano

SARZANA (GENOVA) – “Non si possono fermare le domande”, sono l’unico modo di una società civile, che crede nella legalità e nella giustizia, per ottenere risposte. Roberto Saviano, ieri a Sarzana, è accolto tra gli applausi al Festival della Mente. E si rivolge così agli elettori di centrodestra. A quelli, “che hanno eletto democraticamente questo governo”, a quelli, aggiunge, e sono tantissimi “che hanno scritto per manifestarmi solidarietà”. A loro rivolge un appello e confessa di avere un sogno.

“La parte sana di loro, che ha una coscienza, credo abbia molti dubbi su quanto sta accadendo oggi in Italia, perché sa che solo attraverso le domande puoi arrivare a uno scatto di coscienza”. E, aggiunge, chi “accoglie le domande non fa altro che difendere, aiutare la società in cui vogliamo vivere”. Riprende una frase dello scrittore Eduardo Galeano “peccato, ora che avevamo le risposte sono finite le domande”, per ribadire che il cammino della civiltà è costruito su dubbi, dialogo, spiegazioni. E domande “che si possono porre o meno”, ma che devono trovare una risposta da quelli a cui sono destinate. È il dialogo della democrazia, è il modo per “aiutare i giovani che credono nella legalità e nella giustizia”, perché non perdano la speranza sul futuro. E poi cita di nuovo lo scrittore uruguaiano per sottolineare il suo appello. Lo applaudono i mille e duecento che hanno fatto la fila per ascoltarlo, per capire di che cosa parla il suo libro “La bellezza e l’infanzia” – che è venuto a presentare -, per sentire come vive un ragazzo di trent’anni che ha denunciato i riti di morte della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra. E da allora è prigioniero.

La forza delle sue parole, del suo racconto, con “Gomorra”, é arrivato al cuore di tanta gente. Per questa ragione, solo per questa, dice Saviano, mi hanno condannato. Per questo, è come un prigioniero, sorvegliato a vista, tenuto lontano da tutti. Ammette di vivere una doppia dimensione: quella pubblica, fatta di gente che lo incoraggia, lo stima, accorre a sentirlo o solo a salutarlo, come è capitato ieri con il giudice Gherardo Colombo, e quella privata. Confessa di sentirsi a volte “sconfortato” come uomo, ma senza pentimenti “riscriverei Gomorra”, sottolinea. E ai giovani, soprattutto ai giovani del Sud, si rivolge per esortarli “a non dire sempre sì, a non accettare imposizioni”. Ora Saviano vuole togliere alla mafia l’uso di alcune parole-simbolo: onore, famiglia, amicizia. Le hanno strumentalizzate, spiega, le hanno umiliate, ma l’onore è “qualcosa di nobile per cui in molti sacrificano la loro vita”. Ricorda Anna Politovskaja, uccisa per aver svelato le atrocità commesse sui ceceni, ma anche Miriam Makeba: “l’hanno tenuta per trent’anni lontana dal Sud Africa, per una canzone che si chiamava “pata pata”. Era semplice, allegra, ma faceva capire come volevano vivere, e divertirsi”. E Miriam è stata cacciata via, “è venuta a morire in Italia, in un concerto a Castelvolturno contro le camorra”.

Il monologo di Saviano è un lungo elenco di battaglie combattute e da vincere. Di accuse, anche, che gli piombano addosso: “sarà tutto vero o fingerà?”. Era successo anche a Giovanni Falcone, dopo l’attentato a casa sua all’Addaura: “e lui aveva dato la risposta alla sorella, ci penserà la mafia a difendermi, quando mi ucciderà”. La gente applaude, Saviano saluta con un verso della poetessa, premio Nobel, Szymborska: “Ascolta come mi batte il tuo cuore”. Un verso d’amore “perché l’amore porta alla felicità e la felicità dà la voglia di vivere”.

fonte Repubblica.it


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