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Scudo, la svolta annunciata Obama abbandona il progetto Bush

Postato da on set 18th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Barack Obama

Barack Obama

WASHINGTON – Un “nuovo approccio” alla difesa antimissile in Europa sostituirà quello dell’era Bush e renderà “più sicuri” gli alleati in Europa. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, annunciando ufficialmente la decisione di accantonare il progetto della precedente amministrazione di costruire uno scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca. Obama ha aggiunto che il nuovo piano antimissile – deciso all’unanimità – userà tecnologie di provata affidabilità che rafforzeranno la protezione degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Una notizia che era stata anticipata oggi dal Wall Street Journal.

“Questo nuovo approccio fornirà presto dei risultati, basati su sistemi collaudati, e offrirà una maggiore capacità di difesa contro la minaccia di attacchi missilistici rispetto al programma di difesa europeo del 2007″, ha detto Obama che ha definito “infondate” le preoccupazioni della Russia sul “precedente scudo antimissile”.

I dettagli della nuova strategia sono stati illustrati dal segretario alla Difesa Robert Gates che ha spiegato come la decisione di abbandonare il piano

di difesa missilistico in Polonia e Repubblica Ceca sia legata al mutamento del programma strategico iraniano, che ad oggi punta principalmente su missili a corto e medio raggio. Fino ad oggi, invece, Teheran puntava su vettori intercontinentali. Gates ha inoltre annunciato che come primo passo Washington schiererà navi dotate di tecnologia Aegis nel nord e nel sud dell’Europa. E ha sottolineato che il nuovo piano presenta molti vantaggi: lo scudo sarà pronto con sette anni di anticipo rispetto al piano Bush (2011 anziché 2018) e l’impiego iniziale di navi al posto delle basi fisse darà al Pentagono più flessibilità e maggiori capacità di eludere attacchi nemici.

Secondo quanto riferito dal New York Times il nuovo approccio si svilupperà in quattro fasi. A partire dal 2011 saranno schierati missili sm-3, a minore gittata, sulle navi militari americane a largo della Turchia e dell’Europa meridionale. Solo dal 2015 invece saranno costruite delle basi terrestri, ma non è ancora chiaro in quali Paesi. Le ultime due fasi partiranno rispettivamente nel 2018 e 2020.

La decisione di Obama è stata accolta in modo positivo da Mosca ed è destinata a creare una nuova atmosfera nell’incontro che Obama avrà la prossima settimana a New York, a margine ai lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu, con il presidente russo. Proprio Dmitri Medvedev, parlando in tv, ha apprezzato la decisione “responsabile” di Obama e si è detto “pronto a continuare il dialogo”, ritenendo che ci siano “buone condizioni” per una cooperazione contro la proliferazione missilistica.

Meno entusiasta la reazione dei Paesi dell’est europeo, che vedevano nelle future basi dello scudo in Repubblica Ceca e Polonia una forte garanzia americana, anche sotto il profilo politico, nei riguardi delle pressione di Mosca sugli Stati un tempo nell’orbita sovietica. Obama ha telefonato ai leader di Varsavia e Praga, prima di rendere pubblico il nuovo piano, per riaffermare i “legami profondi” degli Usa con i due paesi dell’est europeo. E nel fare l’annuncio oggi alla Casa Bianca, ha ribadito l’impegno Usa all’articolo V della Carta Nato, che considera un attacco contro un Paese membro dell’Alleanza un attacco contro l’intera Alleanza. Resta comunque il fatto che il nuovo piano, rimuovendo la maggiore causa di attrito tra Mosca e Washington degli ultimi anni, lancia i rapporti tra i due Paesi in una nuova dimensione positiva, in linea con la promessa di un ‘reset’ nelle relazioni tra i due paesi fatta da Obama al suo arrivo alla Casa Bianca.

La scelta dell’amministrazione Obama di rinunciare al piano Bush era stata anticipata il 27 agosto scorso da un quotidiano polacco, la Gazeta Wyborcza, citando l’esperto americano Riki Ellison che guida a Washington il gruppo favorevole al piano e che aveva scritto che gli Stati Uniti avevano già di fatto abbandonato il progetto perché interessati a sostituirlo con piattaforme di lancio aeree.

fonte Repubblica.it


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