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Sentenza n.138, no ai matrimoni gay, ma le cose stanno cambiando.

Postato da on apr 20th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

leggeIpotizziamo che due persone, che si amano e si rispettano, decidano di convolare a giuste nozze, magari convivono già, ma preferiscono legittimare la loro posizione; ipotizziamo che vadano nel loro comune di residenza e decidano di attivare tutto l’iter burocratico per le pubblicazioni, ipotizziamo che l’ufficiale di stato civile arrivato al punto di scrivere i loro nomi si renda conto che a volersi sposare sono due persone dello stesso sesso, che cosa accadrebbe? Che il funzionario preposto si rifiuterebbe adducendo che per la legge italiana il matrimonio è previsto e riconosciuto solo nel momento in cui i due coniugi sono di differente sesso; si sarebbe, quindi, costretti a rivolgersi alle autorità competenti. In linea di massima, questo è quanto è accaduto a G.M. e S.G. , due uomini residenti a Venezia, che sono intenzionati a sposarsi e pur di realizzare il loro proposito si sono presentati davanti alla Corte Costituzionale, che con sentenza numero 138 si è pronunciata su questo spinoso argomento. La Corte Costituzionale si è espressa definendo “inammissibile” la richiesta dei ritenenti, tuttavia anche se è molto difficile per chi non è un giurista comprendere appieno le vari disposizioni, questo episodio ha messo in luce i punti deboli di tale decisone. La società è cambiata e non poco, le coppie omosessuali sono diventate, soprattutto negli ultimi anni, una realtà che non si può trascurare, come la stessa Corte ha messo in evidenza. Altro punto evidenziato nel corso della sentenza, è come la nostra Costituzione nell’articolo 2 affermi che “la Repubblica deve riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”; non vi è un vincolo di genere, dunque, nella definizione di “formazioni sociali”. La costituzione imporrebbe inoltre, un riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, questo non avviene però, ne consegue, ed è la Corte stessa a riconoscerlo, la necessità di colmare una lacuna legislative in tal senso. Molto spesso perdere una battaglia non equivale a perdere la guerra, anche se, visto la durata dei matrimoni in Italia oggi, per chi è scaramantico, forse limitarsi alla convivenza è la soluzione migliore.

Fonti: Eius


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