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“Sono stato io il primo a pagare” il premier teme la reazione cattolica

Postato da on set 4th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

ROMA – La notizia delle dimissioni del direttore di Avvenire viene battuta dalle agenzie mentre il Consiglio dei ministri è agli sgoccioli. Gianni Letta l’aveva saputa in anticipo, direttamente dal cardinale Bagnasco, comunicandola al premier. “Mi dispiace umanamente per lui, ma io non c’entro nulla. Del resto – è il commento di Berlusconi che filtra oltre la cortina del silenzio – sono stato io il primo a pagare per questa campagna di fango”. Resta il problema della Chiesa italiana, il timore di Berlusconi dei contraccolpi che la caduta di Boffo può provocare nei rapporti tra la Santa sede e il governo. Un problema che assilla il Cavaliere vista l’insistenza con cui smentisce “frizioni” con il Vaticano e ribadisce ogni volta che il legame “resta eccellente come sempre”.

Senza contare quelle voci che sono arrivate anche al suo orecchio, rumors di spallate in arrivo, di nuove rilevazioni giudiziarie, di un coagularsi di forze ostili al suo governo. Insomma Berlusconi è consapevole della necessità e dell’urgenza di mettere in campo delle contromisure, in primis per disinnescare quella crisi di fiducia con il mondo cattolico culminata con gli attacchi del Giornale (ma anche di Libero e Panorama) a Dino Boffo. Che fare? “Dovremo lavorare duramente sulle cose concrete – ha detto ieri il capo del governo in apertura del Consiglio dei ministri – , l’opposizione e i giornali ci attaccano, ma noi ce ne dobbiamo infischiare. Anche perché i sondaggi ci danno sempre altissimi come fiducia, io sono oltre il 68 per cento. E poi…”. “E poi”, ha aggiunto, “c’è da decidere al più presto una linea sul testamento biologico e sulle regionali”.

Ecco i due fronti su cui far scattare la controffensiva: biotestamento e accordi sulle candidature per le regionali di marzo. Sul testamento biologico ci sarà presto una riunione che stabilirà la linea ufficiale e sarà quella di restar fermi anche alla Camera, nella sostanza, sul testo uscito dal Senato. Salvo l’ovvia “libertà di coscienza” per i finiani dissidenti.

“Dobbiamo capire cosa fare con Casini – ha poi proseguito il premier passando a parlare di regionali -, se dobbiamo lasciarlo andare da solo o se invece non ci convenga provare un accordo”. Domanda retorica se è vero che Berlusconi avrebbe già affidato a Franco Frattini l’incarico di trattare riservatamente con Casini le condizioni per un’alleanza con il Pdl. L’accordo con il “figliol prodigo” insomma è un tassello fondamentale della strategia di Berlusconi. Non solo per riallacciare un rapporto positivo con la Cei (fu proprio Dino Boffo, al Tg1, poche settimane prima delle elezioni anticipate del 2008, a cercare di convincere Berlusconi a tenere l’Udc nella coalizione), ma anche per vincere a man bassa le regionali e mettere un freno a tutte le manovre di chi vorrebbe disarcionarlo. Dai calcoli che hanno fatto vedere al premier sarebbero infatti 7 su 13 le regioni in cui l’apporto dei centristi è determinante: il Piemonte, la Liguria, le Marche, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Calabria. Ma il sudoku delle regionali si sta rivelando più complesso del previsto.

La Lega infatti ha alzato il prezzo e pretende tre regioni “pesanti”, mentre Berlusconi non può permettersi di cedere la Lombardia perché teme l’ira di Formigoni e paventa un suo immediato passaggio tra i centristi. I problemi si complicano anche guardando al Veneto, visto che al governatore Galan, in cambio di suo eventuale sacrificio, il premier avrebbe in mente di proporre un posto in Consiglio dei ministri. Per far questo, s’intende, sarebbe necessario un rimpasto.


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