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Studi in seno alla Consulta femminile per la pari opportunità della Regione Lazio

Postato da on mag 11th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

depressione

La Consulta femminile regionale per la pari opportunità, è portavoce presso il Consiglio regionale, delle istanze e problematiche delle donne nel territorio.

Fanno capo alla Consulta diverse associazioni, partiti e sindacati afferenti a molteplici campi strategici, giuridici, economici, sanitari ed altri.

Il 7 maggio si è tenuto presso il consiglio, Il Forum delle donne, durante il quale è stato effettuato un resoconto sulla condizione di povertà ed esclusione sociale, nonché sui fenomeni messi in atto contro il perdurare dell’indigenza che ancora oggi grava su molte donne italiane. Contributo del nostro Stato all’Agenda Europea nazionale e regionale. Il concetto di povertà è notoriamente legato all’indigenza economica, fenomeno che attanaglia principalmente i Paesi in via di sviluppo. Nei Paesi così detti sviluppati, dove le condizioni materiali sono certamente migliori, dove il livello di istruzione ed indipendenza sociale delle donne è indubbiamente superiore, le statistiche ci riportano tuttavia dei risultati scoraggianti e ci parlano di uno strettissimo legame fra salute mentale e povertà. Un legame biunivoco in quanto la povertà, il disagio sociale ed economico, si ripercuotono sulla condizione psichica; viceversa quest’ultima si ripercuote sulla condizione economica e sociale.

La malattia mentale grave genera lentamente la perdita dei contatti sociali, il disgregamento familiare e la solitudine. Parimenti una condizione mentale instabile, provoca mancanza di concentrazione, l’impossibilità di avere relazioni umane stabili, conducendo alla perdita del lavoro. La disoccupazione forzata non solo genera un disagio economico, ma  peggiora anche la condizione di salute. Oggi le donne che nel nostro paese sono affette da sindromi psicotiche o nevrotiche arrivano circa al milione; in merito a questa differenziazione fra le tipologie di disagio psichico la medicina specifica differenti gradi di gravità, nel senso che disagi come la depressione o l’ansia o ancora gli attacchi di panico sono considerati meno invalidanti, tuttavia ciò non toglie che provochino allo stesso modo profonde problematiche che alla lunga sono causa della degenerazione della vita della persona che ne soffre.

Le statistiche rilevano che sono le donne a soffrirne in percentuale maggiore, il rapporto è di 2 a 1, tuttavia sembra che il numero di suicidi sia più alto fra gli uomini. Sono state sollevate diverse ipotesi in merito a queste differenze di genere, da un lato il maggior coinvolgimento delle donne è stato identificato in una provata una maggior sensibilità al dolore, poiché gli studi scientifici hanno verificato che il sistema endorfinico ha una minor risposta nel genere femminile piuttosto che in quello maschile. Di fatto gli ambienti medici non sono unanimemente concordi. I dati statistici riportano successi con terapie farmacologiche nel 50% dei casi, ma unicamente con l’individuazione di una terapia idonea e con un percorso psicoterapico. C’è un altro 40% di persone che però non ha tratto benefici risolutivi da trattamenti farmacologici, probabilmente perché gli interventi sono stati tardivi o sbagliati e perché non c’è unanimità di consensi in merito ai benefici di un approccio psicoterapeutico. In Moltissimi ambienti medici si ritiene la malattia mentale un fattore esclusivamente organico, convinzione che ha condannato molte donne e uomini a vivere per tutta la vita in una sorta di incubo. Nonostante questo il nostro Servizio Sanitario Nazionale non prevede che tra le cure erogate ai cittadini vi sia anche psicoterapia.


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