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Suddivisione per caste, un escamotage per la lotta alla povertà

Postato da on mag 14th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

IndiaNel 2010 il parlamento indiano ha votato l’introduzione della classificazione per caste all’interno del censimento; un’opera faraonica con la finalità di rilevare entro il 2011 le caratteristiche demografiche di circa 1miliardo e 200 milioni di persone. Sono passati 80 anni dall’ultimo censimento in cui era richiesto questo tipo di informazioni, il censimento del 1931 effettuato dal governo britannico. L’india ottiene l’indipendenza dall’Impero britannico nel 1947, tre anni dopo il principio divisione sociale per mezzo del sistema piramidale delle caste viene eliminato dalla Carta costituzionale. Al vertice della Piramide si trovavano i Re e i Guerrieri, poi i sacerdoti, gli agricoltori e i mercanti e infine i servi. Sotto queste quattro caste se ne trovavano altre 2mila mentre alla base della piramide c’erano gli intoccabili. Nonostante la Costituzione ed il governo abbiano rifiutato nel corso dell’ultimo secolo di favorire questa cultura, il concetto di divisioni per caste è rimasto profondamente radicato, probabilmente anche perché legato alla loro visione religiosa. Gopinath Munde, capo del partito di opposizione, il Bharatiya Janta Party, è fra i sostenitori del reinserimento all’interno dell’indagine demografica di questi parametri, che riconosciuti di fatto da tutta la popolazione potrebbero aiutare milioni di persone ad uscire da uno stato di profonda indigenza. Se nel 1931 la maggioranza della popolazione mentiva  sulla sua reale condizione economica, ricavandosi  in tal modo una possibilità di guadagnare maggiore prestigio sociale, oggi dovrebbe avvenire esattamente il contrario. Lo Stato eroga a coloro che si trovano al di sotto di una determinata soglia di povertà tessere alimentari, e riserva un cospicuo numero di posti all’interno delle aziende. Da quanto emerge dal censimento del 2001 circa l’80% della popolazione si trova in difficoltà economica ed avrebbe diritto di accedere ai posti riservati, occupati unicamente per il 20%. All’interno delle Istituzioni governative, degli uffici presidenziali, dei ministeri, del parlamento non ci sono persone appartenenti alle caste più basse. Le critiche alla decisione non sono ovviamente mancate, è un rischio reintrodurre determinati concetti che potrebbero essere humus fertile per scontri e rivolte. Machiavelli nel Principe sostiene che il fine giustifica i mezzi, sembra proprio che il governo indiano la pensi allo stesso modo e ci sia augura possa effettivamente favorire il miglioramento delle  condizioni di vita.

Fonte peacereporter


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