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“Sulla trasparenza la riforma c’è”

Postato da on lug 20th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Brunetta: piano industriale e Codice per la Pa digitale renderanno gli uffici meno opachi

di Renato Brunetta

Con la lettera inviata domenica al vostro quotidiano, il Presidente Giorgio Napolitano ha dato un ulteriore forte contributo al tentativo di riportare la dialettica politica tra maggioranza e opposizione al confronto sulle concrete opzioni che il Paese ha di fronte per dare sostanza a un programma il cui titolo “rigore e sviluppo” non è respinto, di principio, da nessuna forza politica. L’occasione dell’intervento è data dal manifesto “Nove impegni per la crescita”, da voi pubblicato sabato scorso, all’indomani dell’approvazione lampo della manovra proposta dal Governo in attuazione del percorso di azzeramento del deficit pubblico, già deciso e approvato in sede europea. Entrerò nel merito di uno degli impegni richiesti da questo manifesto, quello che riguarda da vicino la mia azione di Ministro. Se mi è permesso, l’approccio del Presidente Napolitano invita a una riflessione preliminare per evitare, come spesso accade, di dichiarare un’adesione solo formale all’invito che la sua lettera contiene. Credo infatti che l’agenda di un governo venga definita al momento delle elezioni, per mezzo del programma che viene presentato ai suoi elettori e sulla cui concreta attuazione viene poi giudicato. Naturalmente, questa viene aggiornata nei tempi e nei contenuti a seconda dell’evolversi del contesto in cui l’esecutivo è chiamato a operare. La crisi globale, di cui la crisi dei debiti sovrani è oggi la coda velenosa, rappresenta certamente un mutamento drammatico del contesto.
Dobbiamo forse partire da questo punto, che ha costretto il Governo ad aggiornare non i temi della sua agenda ma il loro ordine e la forza con cui essi vanno oggi affrontati. Il mutamento drammatico del contesto deve costringere anche l’opposizione ad aggiornare la propria agenda alternativa e il metodo di confronto. Questo ci porta alla seconda riflessione.
Le riforme che questo Governo ha portato avanti hanno dovuto tener conto del dovere di mantenere la stabilità sociale. Un governo è espressione elettorale di una parte del Paese, ma non può governare senza tener conto dell’altra parte che non approva la sua agenda. Le piazze si sono riempite contro una riforma universitaria buona, ma che tuttavia non affrontava – come alcuni di noi avrebbero voluto – uno dei nodi irrisolti di un’agenda liberale per la crescita: l’eliminazione del valore legale del titolo di studio. Quale sarebbe stato l’atteggiamento delle opposizioni, molte delle quali hanno soffiato sul fuoco delle proteste per motivi politici strumentali seppur legittimi?
Il Governo si deve quindi chiedere quanto della sua agenda è stato attuato, ma anche come la sua agenda potrebbe diventare ancor più coraggiosa e più incisiva grazie al confronto sulle misure concrete con un’opposizione consapevole della posta in gioco, che non rinunci alle proprie idee ma rinunci a soffiare sul fuoco della protesta strumentale e della spaccatura sociale. I “nove impegni sulla crescita” sono un buon terreno di confronto e l’approccio del Presidente Napolitano pone ottime regole del gioco. Per mia parte inizio a giocare, con questo mio intervento, sui temi di mia competenza.
Il punto 8 del Manifesto per la crescita invita all’adozione di una legge per la trasparenza nella pubblica amministrazione e la libertà di informazione. L’idea guida è che il principio da seguire per migliorare la nostra pubblica amministrazione sia l’eliminazione dell’opacità sull’operato dei funzionari e degli amministratori pubblici. Se le informazioni rilevanti vengono pubblicate in modo chiaro e facilmente accessibile a tutti si rende, infatti, possibile l’attivazione di un processo di monitoraggio-protesta da parte dei cittadini. Siamo talmente d’accordo su questo principio che una siffatta legge è già operativa nel nostro Paese, addirittura dal 27 ottobre 2009. A partire dal mio insediamento ho, infatti, identificato nel piano industriale della PA (maggio 2008), la trasparenza come uno dei fattori chiave della modernizzazione dell’intera pubblica amministrazione, dando così vita all’“Operazione Trasparenza”. Ho sollecitato le amministrazioni a pubblicare online,una serie di informazioni come i curricula dei dirigenti, i loro contatti, i tassi di assenteismo dei dipendenti pubblici, le consulenze e gli incarichi, i distacchi e i permessi sindacali, i consorzi e le società partecipate dalle amministrazioni, i dipendenti che usufruiscono di permessi ai sensi della Legge 104 del 1992, le auto blu. In questo modo si è aperta la strada a un concetto nuovo (almeno per gli italiani) di trasparenza, che scardina il tradizionale approccio della Legge 241 del 1990 secondo cui si aveva diritto ad accedere alle informazioni solo in presenza di determinate condizioni e specifici interessi. Nel 2009, con l’approvazione del Riforma della pubblica amministrazione che porta il mio nome (DLgs 150/2009), si sono invece affermati i principi di valutazione, merito, responsabilità e trasparenza totale. A supporto di questa rivoluzione ho istituito la Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (una vera e propria authority, con caratteristiche di autonomia, indipendenza e autorevolezza) che ha il compito di compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere il processo di valutazione delle amministrazioni e dei dipendenti, garantendone la totale trasparenza e in questo modo attivando uno strumento potentissimo per assicurare l’integrità delle pubbliche amministrazioni e prevenire il grave fenomeno della corruzione. Risultato? Prima nell’ottobre del 2010 (con il documento “Modernising the Public Administration – A Study on Italy”) e poi nel maggio del 2011 (con il documento “Economic Surveys – Italy”), l’OCSE ha valutato positivamente i successi ottenuti nel campo della trasparenza e non solo.
Questo Governo ha poi approvato il nuovo Codice dell’amministrazione digitale (DLgs 235/2010) che, aggiornando la normativa in materia di amministrazione digitale, rende effettivi i diritti di cittadini e imprese e cogenti gli obblighi per la PA, sia per quanto riguarda l’erogazione dei servizi online che per l’interazione tra le pubbliche amministrazioni e i suoi clienti. Gli strumenti attivati a supporto di questa strategia sono diversi: mi limito a citare la PEC (posta elettronica certificata che è ormai obbligatoria per imprese, professionisti e le stesse pubbliche amministrazioni), la firma elettronica, gli standard e la modulistica online, il protocollo informatico, il fascicolo elettronico e le regole per la tracciabilità, con applicazioni straordinarie come quella dei certificati di malattia digitali (oltre 20 milioni all’anno) e ricadute positive in termini di risparmi, trasparenza e controllo. È così successo che la Commissione europea abbia collocato l’Italia prima nei ranking internazionali dell’e-Government (strumento essenziale per aprire l’amministrazione all’ascolto, all’accountability e alla customer satisfaction). Le regole e le procedure ormai sono definite e pienamente operative. Se le informazioni rilevanti vengono pubblicate in modo chiaro e facilmente accessibile a tutti si rende possibile l’attivazione di un processo di monitoraggio-protesta da parte dei cittadini. Per dirla alla Hirschmann, si innesca il meccanismo di exit e voice che spinge le amministrazioni all’efficienza. Ora occorre un ultimo sforzo per completare questa rivoluzione: va infatti superata l’inerzia dei comportamenti e far sì che tanto i dipendenti pubblici quanto i cittadini e le imprese possano diventare parte attiva di questo processo, creando le condizioni perché tutte le parti in gioco possano compiere scelte razionali. E, magari, veder riconoscere dagli analisti e commentatori accademici gli sforzi fatti e i risultati ottenuti. Ma si sa, questi ultimi arrivano sempre alla fine.

Da: Il sole24ore


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