Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

TEATRO ELISEO LUNEDÌ 19 SETTEMBRE 2011 ORE 20.30 – INGRESSO LIBERO

Postato da on set 8th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

I promessi sposi di Alessandro Manzoni Spettacolo teatrale tratto dall’omonimo romanzo regista e interprete Massimiliano Finazzer Flory voce narrante David Gibbons
coreografie di Gilda Gelati (prima ballerina del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano) musiche di Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Nino Rota, Vincenzo Bellini, Niccolò Paganini, Luciano Berio Elsa Martignoni violinista dell’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano

I promessi sposi: una storia d’amore, in apparenza.
Nell’ambito dei 150 anni dell’Unità d’Italia questo spettacolo teatrale vuole rappresentare mettendolo in scena quell’identità italiana frutto di un popolo capace di restituire alla storia una
cultura condivisa, uno spettacolo per dire qualcosa di umile ai dotti e qualcosa di dotto agli umili.
La messa in scena de “I promessi sposi” è la proposta di matrimonio tra cultura e società attraverso un libro che è una vera e propria bibbia laica qui rappresentata attraverso l’unione
di parola orale e scritta, musica classica e danza contemporanea, letteratura e teatro. Uno spettacolo che è il tributo alla potenza poetica di un linguaggio capace di essere un motore di ricerca e di identità anche universale che guardano alla gente come “una darme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”. Per restituire al romanzo la dignità drammaturgica in grado di adunare intorno ad esso il primato dell’ascolto anche interiore.
In scena i capitoli I, VI, VIII, XII, XXI, XXXIV e XXXVIII. Per offrire una duplice sfida. Anzitutto quella di far “sfilare” personaggi come Don Abbondio e i bravi, Don Rodrigo, Fra Cristoforo,
Lucia, l’Innominato, Renzo e il popolo come figure shakespeariane, quasi ognuna dovesse duellare prima di tutto con se stessa. La seconda sfida intende, invece, mettere in luce in che
modo la lingua di Manzoni, anche senza l’intervento della Provvidenza, continui a essere, oggi più che mai, polifonica, polemica e poetica, incredibilmente contemporanea, teatrale.
Per ritrovare, così, attraverso la forza del teatro fra musica, danza e parola il filo rosso dell’opera che risiede nello sguardo – partecipe e impietoso -con il quale lo scrittore osserva
l’uomo, nella sua metamorfosi da individuo a folla, e quanto la storia di ognuno sia parte, consapevole o no, della storia di tutti. Il romanzo in sintesi
Nel XVII secolo, sui monti che costeggiano il lago di Como, nell’Italia del Nord, due giovani, alla vigilia del matrimonio, scoprono che il tiranno del paese ha delle mire sulla ragazza.
Mentre la carestia e la peste sterminano un popolo sfruttato e sottomesso, la loro storia si colora di tinte shakespeariane. Lucia conoscerà gli orrori del rapimento e della reclusione,
Renzo l’angoscia della condanna e della fuga. Un lieto fine? Forse. Ma certo la fine della peste, il matrimonio dei due giovani, la descrizione appena accennata della loro vita
successiva, hanno spinto un intero popolo a interrogarsi sul proprio presente, a immaginare possibile un diverso futuro.

 

Fonte: TeatroEliseo


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