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Teheran, la polizia spara almeno 2 morti e 12 feriti

Postato da on lug 10th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

afp_16227423_46370TEHERAN – Almeno due manifestanti sarebbero stati uccisi da colpi d’arma da fuoco e altri 12 sarebbero rimasti feriti negli scontri con le forze di sicurezza a Teheran, secondo alcuni messaggi comparsi su Twitter, il sito di microblogging che i giovani iraniani usano per raccontare le proteste. La polizia iraniana ha sparato colpi in aria per disperdere migliaia di manifestanti scesi in piazza, nonostante il divieto imposto dal regime. Lo hanno riferito alcuni testimoni, secondo cui diversi dimostranti vicini al leader riformista Mir Hossein Moussavi sono stati arrestati dalle forze di sicurezza iraniane nel centro della capitale.

Gli arresti e gli spari in aria sono stati confermati da testimoni all’agenzia di stampa Reuters, mentre alcuni blogger su Twitter, il servizio utilizzato dai dimostranti iraniani per diffondere sulla rete le notizie della protesta, hanno riferito che 30 persone sarebbero state arrestate e che negli scontri vi sarebbero almeno 12 feriti, colpiti dalle pallottole di gomma sparate dalla polizia e 2 morti. Per questo motivo numerosi utenti del social network hanno pubblicato post in cui si chiede a medici e personale specializzato di recarsi nelle zone degli scontri per prestare soccorso ai feriti.

Secondo la Cnn online, che ha citato un giornalista sul posto, gli agenti anti-sommossa affiancati da miliziani Basiji, i paramilitari abitualmente impiegati nella repressione delle proteste di piazza, hanno caricato circa 2-3.000 persone mentre tentavano di raggiungere l’università, teatro nel luglio 1999 di una protesta studentesca che fu soffocata nel sangue. Molti dimostranti sono stati percossi sulle braccia e sulla schiena dai Basiji. I miliziani hanno tentato di convincere un uomo con la faccia sanguinante a salire su un’ambulanza, ma lui ha rifiutato, sempre secondo il giornalista. Anche la France Presse, citando testimoni, ha parlato di circa 3.000 manifestanti vicino all’università. Molti scandivano slogan come “Liberate i prigionieri politici” e “Morte al dittatore”, secondo le fonti.

Le maggiori tensioni tra forze di sicurezza e dimostranti si sono verificate nei pressi dell’università di Teheran e di piazza Azadi, dove tre manifestanti sarebbero stati feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dalle milizie basiji. Vi sarebbero scontri anche in altre zone della capitale iraniana, da piazza Vanak fino a piazza Vali Asr, mentre nei quartieri centrali di Teheran vi sarebbe un black-out delle linee di telefonia mobile.

Altri messaggi, pubblicati su Twitter, parlano di cariche della polizia in altre città del Paese come Isfahan e Shiraz. Le notizie inviate dei blogger non sono confermate da fonti indipendenti poiché i pochi giornalisti stranieri presenti nel Paese sono limitati negli spostamenti ed è impedito loro di raccontare le proteste.

La manifestazione era stata organizzata in coincidenza con il decimo anniversario della rivolta studentesca del 1999. Ma è stato anche il primo tentativo di manifestare da quando, il 29 giugno, il Consiglio dei Guardiani ha confermato la vittoria di Ahmadinejad nel voto del 12 giugno, rigettando le denunce di brogli del candidato moderato Mir Hossein Mussavi e di quello riformista Mehdi Karrubi. Le contestazioni avevano portato ai più grandi raduni di protesta nella storia della repubblica islamica, poi represse con un bilancio di almeno 20 morti, secondo le fonti ufficiali.

Rivolgendosi ai suoi oppositori il presidente iraniano oggi ha detto che “i nemici” saranno “obbligati a trattare” con il suo governo, dopo la sua riconferma, contestate dagli altri candidati e dai loro sostenitori. “Oggi i nemici – ha detto Ahmadinejad, citato dall’agenzia Isna – sono molto arrabbiati poiché, malgrado la loro propaganda, è arrivato al potere un governo con il sostegno di 40 milioni di elettori che non concederà loro alcun vantaggio. Sono obbligati a trattare con questo governo”. Ahmadinejad si riferiva ai circa 39 milioni di elettori che hanno votato, su un totale di poco più di 46 milioni. L’alta partecipazione al voto è stata sottolineata dalle autorità di Teheran come un sostegno al regime. Il presidente è stato dichiarato rieletto con il 63 per cento delle preferenze.


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