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Trattamento sanitario obbligatorio per tutelare due vite

Postato da on giu 10th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Ci sono malattie subdole, che spesso vengono ignorate perché non riconosciute o sottovalutate, i cui effetti, però, possono essere devastanti. Se si chiede ad una mamma qual è stato il momento più bello della loro vita, con ogni probabilità, queste risponderanno il giorno in cui hanno partorito, ma se 50.000 di queste vi rispondessero che è stato quello più brutto, come il periodo a seguire, un campanello di allarme dovrebbe attivarsi nella mente di ciascuno di noi. 

50.000, in proporzione il 10% delle puerpere, è il numero di donne che ogni anno in Italia viene colpita dalla depressione post parto, che in taluni casi ha portato a conseguenze estreme, come l’infanticidio. A lanciare l’allarme è il professor Giorgio Vittori, Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, che evidenzia come troppo poco si faccia per affrontare questa patologia, che, inoltre, ha un costo sociale annuo di 500 milioni di euro. Irrisoria è la percentuale di ginecologi che preparano le future mamme al post parto, solo il 72%, un po’ più incoraggiante è  la situazione che riguarda le strutture che monitorizzano le mamme a rischio anche dopo il parto, che sono  il 45%, troppo poco, comunque, rispetto a quanto bisognerebbe fare, tanto più in un periodo di disagio e di incertezza economica come questo.

Il Professor Vittori, a tal proposito, ha ipotizzato una proposta di legge da presentare al Ministro della Salute, il professor Ferruccio Fazio, che potrebbe almeno in parte arginare il problema, quella del Trattamento Sanitario Obbligatorio per le neo mamme valutate a rischio. Questa procedura,  permetterebbe di dare assistenza, nelle loro case,  24 ore al giorno alle donne affette da questa patologia, per aiutarle e supportarle, così da evitare i tremendi epiloghi che riempiono le pagine di cronaca.

Fonti: Sigo


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