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Giovani donne con cancro al seno ricorrono all’asportazione del seno sano

Postato da on apr 5th, 2015 e file sotto Primo Piano, Scienza. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Angelina_jolie_cancroLa prevenzione da neoplasie oggi? Continue analisi per vedere se la malattia è presente, oppure alcune analisi per capire se ci sono i presupposti per l’insorgere della malattia. Epoi? Il nulla. Angelina Jolie oltre all’asportazione del seno ha deciso anche l’asportazione delle ovaie e le tube di falloppio : “Angelina Jolie ha reso noto che la settimana scorsa si è fatta asportare le ovaie e le tube di Falloppio per ridurre il rischio di tumore, in seguito alla doppia mastectomia a cui si era sottoposta nel maggio 2013. La 39enne attrice americana, che ha ereditato dalla madre morta di cancro a 56 anni una mutazione al gene «Brca 1» con fattore di rischio per seno e a ovaie, ha dato notizia dell’intervento di ovariectomia in un articolo per il «New York Times»intitolato «Diario di un intervento chirurgico». (fonte la stampa.it).

Giovani donne con il cancro al seno spesso ricorrono all’asportazione preventiva del seno sano perché temono il ritorno del cancro e sopravvalutano i benefici dell’operazione chirurgica. I dati arrivano da un sondaggio effettuato dall’istituto Dana-Ferber per il cancro.

L’istituto Dana-Feber per il cancro pubblicato nel 2013  un sondaggio che ha rivelato: “molti pazienti, fra i malati di cancro al seno, soprattutto giovani donne, decidono sempre più spesso di ricorrere all’asportazione preventiva del seno sano, non affetto dal cancro, perché, evidentemente, sopravvalutano i benefici dell’operazione chirurgica. Per l’asportazione del seno sano ricorrono al metodo chiamato mastectomia profilattica controlaterale (in inglese contralateral prophylactic mastectomy, o CPM) nonostante sappiano che probabilmente non migliorerà le possibilità di sopravvivenza”.

Giovanni donne con cancro al seno

L’istituto Dana-Ferber per il cancro hapubblicato i risultati del sondaggio nella rivista Annals of Internal Medicine rivelando che razionalmente le donne sono consapevoli del minimo impatto che il metodo CPM può avere sulla possibilità di sopravvivenza ma decidono in ogni caso di far esportare anche il seno non affetto dal cancro, perché probabilmente affette dall’ansia procurata dalla diagnosi del cancro al seno.

I benefici offerti dall’operazione chirurgica per esportare il seno sono irrealisticamente sopravvalutati dalle donne e sembra che un numero sempre crescente di giovani donne affette dal cancro al seno ricorrono al metodo CPM. La scelta viene effettuata soprattutto dalle donne più giovani.

Le soluzioni per affrontare il problema fortunatamente non mancano. Occorre fornire più informazione sui rischi e benefici dell’operazione chirurgica, gestire meglio l’ansia che perseguita le giovani donne dopo la diagnosi e fornire alle pazienti il sostegno necessario per effettuare una decisione che si basi su un ragionamento con solide basi razionali e non emotive.

I ricercatori hanno effettuato il sondaggio su un campione di 123 donne dai 40 anni in giù che avevano fatto esportare entrambi i seni, nonostante avessero avuto il cancro solo in uno di essi. Le domande riguardavano principalmente le loro motivazioni a ricorrere all’operazione chirurgica, la loro conoscenza su rischi e benefici dell’asportazione e la loro soddisfazione per il risultato finale.

Quasi per tutte le donne la motivazione che aveva portato a decidere di esportare anche il seno sano era il desiderio di aumentare le probabilità di sopravvivenza e prevenire che il cancro si diffondesse in altre parti del corpo. Nello stesso tempo molte delle donne intervistate comprendevano che asportare entrambi i seni non avrebbe avuto incidenza sulla sopravvivenza se non si ha una predisposizione genetica di tumore al seno. Questa apparente contraddizione può essere spiegata nei termini dello stato emotivo che influenza il processo decisionale di queste giovani donne sopraffatte dall’ansia e dalla paura di un possibile ritorno del cancro.

Tutto questo è assurdo ed è il nulla che si evidenzia. La ricerca ufficiale continua a mietere soldi (e vittime) con continue sollecitazioni di cure prossime. In realtà lo studio sulle malattie cancerogene è fermo ad un gas della prima guerra mondiale con continue modifiche scientifiche e l’approccio è sempre lo stessso: intervenire con cicli di chemioterapia e ove possibile con intervento chirurgico.

E’ questa la ricerca e la prevenzione del cancro? Asportazione di pezzi del proprio corpo? Come nel caso di Angelina Jolie? No, non credo. Un fatto è assodato: tutte le cure alternative alla medicina cosiddetta ufficiale vengono affondate continuamente grazie ai media, ai politici e a tutti quei “professoroni ingnoranti che hanno a cuore soltanto il proprio portafogli”.

La cura Di Bella è stata affondata proprio per salvaguardare privilegi e profitti di poche persone! Ricordo un noto programma televisivo, con un noto conduttore iscritto alla P2, con un politico donna (al servizio delle multinazionali del farmaco), in “comunione d’intenti”, fare la seguente affermazione: “Il professor Luigi Di Bella è un cialtrone”. La cura Di Bella è stata affondata dal “mondo ufficiale” perchè comprometteva i guadagni delle multinazionali del farmaco. Una scala perversa controllata dalle multinazionali del farmaco che aiutano politici a diventare senatori e deputati (poi ministri), medici incapaci a scalare il potere fino a diventare primari, oppure ad aprire cliniche private costosissime, conduttori a diventare famosi e popolari finanziando i loro squallidi programmi, Una scala con una gerarchia piramidaqle ben precisa. Non vi ricorda nulla?

Ritorniamo al Metodo del Professor Luigi Di Bella per la cura del cancro. Cosa possiamo dire? Molte persone con la cura Di Bella sono sopravvissute e continuano a vivere, altre convivono con la malattia, altre sono morte ma senza subire i danni irreversibili della chemioterapia con effetti devastanti, dove la morte non è una liberazione dal tumore, ma dai trattamenti di chemioterapia. Inoltre si può dire che i pazienti  trattati con il metodo Di Bella, hanno una sopravvivenza maggiore di pazienti sottoposti a cicli di chemioterapia (parliamo della stessa neoplasia e di aspettativa di vita media). La morte in molti casi arriva sia con il Metodo Di Bella che con trattamenti di chemioterapia, con due fattori importanti: il Metodo Di Bella permette una qualità di vita normale e senza sofferenze, inoltre l’aspettativa di vita è maggiore. Pensate: spesso gli oncologi dicono che i nuovi cicli di chemioterapia hanno allungato la vita e sapete di quanto? tre mesi! Tre mesi di sofferenze in più! Ognuno ha diritto di scegliere come curarsi, come soffrire e come morire; nessuno dovrebbe vietare chi intende avvalersi di cure scientifiche diverse, come il Metodo Di Bella!

Sul Metodo Di Bella abbiamo intervistato il dottor Stefano Amati che pratica a molti pazienti il Metodo Di Bella con risultati eccellenti e ci ha confermato quanto sapevamo: “il Metodo Di Bella non ha nulla di alternativo, è un metodo scientifico che si avvale della ricerca scientifica per dare risposte alla grande intuizione del professor Luigi Di Bella, che consiste nel considerare la cellula tumorale una degenerazione della cellula normale per alterazioni del sistema immunitario. Quindi, Il Professore intuì che la cura doveva consistere nel ridare slancio al sistema immunitario con sostanze a-tossiche e creare un ambiente fortemente ostile alla cellula tumorale. Ma i pazienti non sono tutti uguali, quindi ad ogni paziente la propria cura”.


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