Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Tutti alle Queens Islande,prima che spariscano

Postato da on mar 4th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

pesce_pallaIl sogno di tutti i subacquei, ma più in generale di tutti gli amanti del mare, è la barriera corallina, ovunque essa si trovi, mare caldo, colori sgargianti, un’infinità di vita, un’armonia che in poche altre occasioni si può ammirare. Un pesce pagliaccio e la sua anemone, casa rifugio, un pesce palla, che infastidito, si gonfia fino quasi a scoppiare, una marea di platax, che creano una sorta di parete mobile dal colore cangiante, e lui il signore degli abissi, che fa la sua comparsa come una prima donna incutendo paura e rispetto, lo squalo, un habitat vecchio di secoli, ma che ogni giorno dà emozioni nuove.

Noi l’abbiamo visto, chi dal vivo o chi attraverso i numerosissimi filmati,  ma i nostri nipoti, potranno ancora vederlo?

Un ‘interrogativo che molti si pongono, soprattutto i ricercatori, che da anni studiano le condizioni dei nostri mari, come l’equipe della Stanford Univerity, che è arrivata alla conclusione che, se non si cambieranno le attuali condizioni,  nel giro di un secolo tutti i reef saranno condannati a sparire.

La barriera corallina è una formazione calcarea costituita da carbonato di calcio, rivestita di particolari coralli, madrepore, alghe calcaree: sono i polipi che assorbono il carbonato di calcio dal mare e lo fissano allo scheletro esterno della barriera. Il processo di formazione, come si può immaginare, richiede secoli per arrivare, ad esempio, ai 22 000 km della barriera australiana. Proprio in virtù della sua composizione gli studiosi hanno sottolineato, come l’aumentare dell’anidride carbonica e, di conseguenza, l’aumento degli ioni di idrogenecarbonato presenti nelle acque marine, crei il fenomeno di acidificazione dei mari che porta alla progressiva morte del reef.  

Ormai, aggiungono i ricercatori, si è arrivati al punto in cui  il corallo muore più velocemente di quanto si formi.  La distruzione della barriera corallina, oltre ad un disastro da un punto di vista paesaggistico, sarebbe un danno enorme anche per la proliferazione di alcuni tipi di pesce, che trovano in questo spazio la possibilità di riprodursi e crescere, e per la difesa delle coste, che non avrebbero più alcuna barriera dal mare aperto.   

Fonti: Virgilio

 Wikipedia

Stanford University


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