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U2, kolossal per 90 mila fan «Un viaggio nello spazio»

Postato da on lug 1st, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il palco del concerto

Il palco del concerto

BARCELLONA — Tappate le orecchie. Non è una questione di decibel (volume altissimo, Barcellona non è la proibizioni­sta e miope Milano), ma di spet­tacolo. Entrando al Camp Nou, lo stadio dei campioni del Barça dove ieri sera gli U2 hanno inau­gurato il loro tour mondiale, tut­ti i sensi vengono sovrastati dal­la vista.

Facile, la musica non è ancora iniziata. Al limite ci sono gli Snow Patrol, comunque bravi. Ma anche quando Bono e soci at­taccano con le prime note di «Breathe» dal nuovo cd «No Li­ne on the Horizon» basterebbe­ro gli occhi. «Siamo qui a suona­re per Michael Jackson»: forse nemmeno l’omaggio al re del pop con le sue «Man in the Mir­ror » e «Don’t Stop Till You Get Enough» che spuntano dentro a «Angel of Harlem» riesce a di­strarre chi sta con il naso all’in­sù. La scenografia è meraviglia pura. Destinata, se non a rivolu­zionare il concetto stesso di pal­co, a rimanere nella storia del rock live. Il palco è tondo, colle­gato da due ponti mobili a una passerella circolare che rinchiu­de in un recinto parte della pla­tea.

A sovrastarlo c’è una struttura fra il fantascientifico e il biomor­fo: quattro giganteschi artigli (The Claw, artiglio appunto, è il nomignolo) piantati nel terreno che culminano in una guglia alta 50 metri. Sono le colonne por­tanti per l’impianto audio e per le luci e sorreggono anche il me­gaschermo a tronco di cono che pende dalla volta centrale. «Una stazione spaziale disegnata da Gaudí nella capitale del surreali­smo », grida Bono. Per muoverla ci vogliono 120 camion e giorni di lavoro per il montaggio: a Mi­lano (oggi in vendita 500 nuovi biglietti per ciascuna data, 7 e 8 luglio), per dire, i tecnici sono già al lavoro.

La scaletta insiste sull’ultimo album con «No Line on the Hori­zon » e «Get on Your Boots», de­boli anche dal vivo, e «Magnifi­cent ». Viene voglia di continua­re a usare soltanto la vista. L’udi­to torna utile con una trilogia da brividi che strappa cori ai 90 mi­la: «Beautiful Day», «I Still Ha­ven’t Found What I’m Looking For» e «Angel of Harlem». Un di­scorso sulla conquista dello spa­zio e un contatto in diretta con gli astronauti della stazione orbi­tante Iss tengono viva la fanta­sia.

Bono, The Edge, Clayton e Mullen piazzano altre trappole emotive: «The Unforgettable Fire» (mancava da anni) con lo schermo che suggestivamente si allunga fino a pochi metri da ter­ra, l’esplosiva «Vertigo», «Sun­day Bloody Sunday» quasi rap nel finale, «Pride» e «Mlk».

Un concerto degli U2 è sem­pre la somma di tre elementi: canzoni, palco e messaggio. Arri­va anche il momento dell’impe­gno. Su «Walk On» 50 fan sfila­no sul palco indossando, come migliaia in platea, la maschera di Aung San Suu Kyi (sul sito del­la band c’è il modello da stampa­re e tagliare) leader dell’opposi­zione birmana e Nobel per la pa­ce. Poi c’è un discorso registrato di Desmond Tutu, vescovo suda­fricano antiapartheid. Spazio a «Where the Streets Have No Na­me », un’incerta «One» e nei bis «With or Without You».

Dopo due ore e mezza circa, gli occhi sono pieni. Ma anche le orecchie non scherzano.


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