Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Un altro tassello nel mistero dell’autismo

Postato da on mar 29th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Probabilmente qualcuno ricorderà il protagonista di un film uscito qualche anno fa al cinema esclamare: “Se mia figlia non parla forse è perchè non ha niente da dire”. Questa la sua affermazione di fronte alla maestra che lo invitava a prendere in considerazione l’eventualità che la bambina fosse autistica.

Una risposta che racchiude l’incapacità di dare spiegazioni al fenomeno, riconnettendolo a dinamiche di natura puramente emozionale. E’ vero che esistono forme di autismo che si innescano a seguito di eventi particolarmente traumatici, quasi come si innalzassero delle barriere contro i mali della vita, ma il disturbo ha anche origine neurologica e congenita, sebbene le sue dinamiche siano tuttora poco note alla stessa comunità scientifica. Recenti ricerche, però, hanno rilevato fattori che potrebbero rappresentare delle linee guida per ulteriori indagini e permettere di arrivare ad una diagnosi precoce.

Quello che si sa è che nei soggetti autistici le regioni della corteccia temporale non si attivano in relazione alle parole udite. Uno studio condotto da ricercatori britannici ed inglesi ha messo in evidenza che tale capacità di elaborazione della voce umana si sviluppa nel periodo compreso tra i quattro e i sette mesi di vita, a questa data il processo è del tutto completato; già pienamente sviluppata anche la sensibilità alla componente emotiva del discorso, ovvero la capacità di riconoscere e distinguere un tono felice da uno magari arrabbiato. Insomma, al settimo mese le regioni cerebrali sensibili alla voce sono già specilazzate, il chè suggerisce l’idea che il momento critico per lo sviluppo eventuale di disturbi legati alla compromissione dell’elaborazione vocale, proprio come l’autismo, possono verificarsi prima dei sette mesi, a partire grosso modo dal quarto.

Circoscrivere l’insorgenza del fenomeno in un arco di tempo così ben delineato significa avere la possibilità di monitorare quella fase dei primi mesi di vita nei quali si possono sviluppare tali disturbi e, in un periodo auspicabilmente breve, avviare la ricerca verso possibili soluzioni di intevento.

Fonti: Cordis Europa


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