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Una dieta ricca di cereali integrali è utile per abbassare la pressione e ridurre il rischio di infarto e ictus

Postato da on dic 14th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Buone notizie per chi soffre di ipertensione: i ricercatori sostengono che l’inclusione di cereali integrali nella dieta giornaliera favorisce l’abbassamento della pressione, e di conseguenza potrebbe ridurre il rischio di infarto e ictus.

E’ l’incubo degli over quaranta. Superata questa soglia d’età, la dieta alimentare deve cambiare drasticamente, almeno così dicono i salutisti. Se una volta la colazione era rigorosamente a base di sfiziosi dolcetti o nutrienti fette di  pane interamente rivestite di burro, raggiunti i 40 sembra sembra che nel piatto non possano esserci altro che insipidi alimenti privi di sale, di zucchero, di grassi e, diciamolo chiaramente, privi anche di sapore. Se, con occhio languido, si guarda quella salsiccia rimasta in frigorifero, ecco che nelle orecchie rimbombano  imperiose le parole del medico: colesterolo, trigliceridi alti, rischio ipertensione. Ma, invece che ripiegare sul quegli odiosi cibi insapori, perché non sbizzarirsi in cucina preparando qualche gustoso piatto a base di cereali integrali? Secondo studiosi del University of Aberdeen, infatti, questi sarebbero in grado di abbassare i livelli del colesterolo cattivo e anche la pressione, riducendo così di fatto tutti i fattori di rischio per infarto e ictus.

I ricercatori inglesi hanno sottoposto a studio dimostrativo 220 volontari, suddivisi in due gruppi. Alle persone appartenenti al primo gruppo sono state somministrate quotidianamente porzioni di cereali integrali di 13-16 grammi, mentre i soggetti del secondo gruppo hanno seguito una dieta priva di cereali. Gli esperti hanno osservato che nelle persone del primo gruppo, a differenza di quelle appartenenti al secondo, si è rilevato un abbassamento notevole della pressione, fattore che farebbe presupporre la possibilità di diminuire l’incidenza di attacco cardiaco e ictus. Secondo gli studiosi la percentuale potrebbe scendere tra il 15% e il 25%.

Fonti: Asca


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