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Usa: aiuti umanitari sì…ma per chi?

Postato da on lug 20th, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

La Usaid, agenzia americana che si occupa del coordinamento delle operazioni di assistenza umanitaria, sarebbe responsabile di un elevato tasso di sprechi, a danno degli americani e delle stesse popolazioni che dovrebbero ricevere supporto. Questo è quanto emerge da un rapporto reso noto dalla rete di Peacereporter, che rintraccia le cause del fenomeno nelle modalità con cui vengono gestiti gli aiuti. Un dossier redatto dall’Institute for Agricolture and Trade Policy, che risale al 2005 ma che attesta una realtà ancora attuale, evidenzia che i soggetti cui si deve la gran parte del rifornimento agroalimentare da destinarsi al sussidio sono pochi: Cargill e Archer Daniels Midland, Conagra, Bunge, Cenex Harvest States, direttamente coinvolti nei processi di lavorazione del mais e di altri prodotti alimentari e nello stoccaggio delle merci nei porti. Lodevole, se non fosse che il Governo americano paga questi servizi una percentuale decisamente superiore rispetto ai prezzi di mercato (Nel caso del mais si parla addirittura del 70% in più). Ma c’è di più. Secondo la regolamentazione americana, il 75% del cibo deve essere prodotto e lavorato negli Stati Uniti, il ché va ad inficiare ulteriormente sull’economia locale dei paesi cui è destinato, perché non favorisce lo sviluppo e il potenziamento dell’agricoltura del posto. Infine, altro fattore di sprechi deriva dalle spedizioni via mare, gestite, anche in questo caso, da poche compagnie americane, sebbene già la relazione del 2005 rilevasse che mezzi di trasporto stranieri presentavano costi nettamente inferiori.
Domanda inevitabile: quel che resta sarà sufficiente per aiutare i paesi che necessitano supporto?
Fonti: Peacereporter


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