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USA: innovativo trattamento per il cancro al seno

Postato da on giu 21st, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Chirurghi plastici provenienti da tutta l’America si sono incontrati a Manhattan lo scorso mese per osservare un intervento chirurgico sperimentale che può curare il linfedema, una grave complicanza del trattamento del cancro al seno. La Dottoressa Corinne Becker, il medico francese che ha aperto la procedura, ha raccolto linfonodi inguinali da un paziente per il trapianto, dove i nodi erano stati rimossi in precedenza durante il trattamento del cancro. “Voilà!”, ha esclamato, facendo cenno ai suoi colleghi quando lei passò una piccola porzione di tessuto tra il pollice e le dita per controllare la presenza di linfonodi, e trovò un nodo a suo dire “meraviglioso”. Ha capito che l’estrazione di troppo tessuto avrebbe potuto danneggiare ulteriormente anche gli arti della paziente. Questa procedura innovativa, chiamata trasferimento autologo vascolarizzato linfonodo, è usato per trattare i linfedema. La rimozione dei linfonodi sotto il braccio più vicino al seno colpito lo si opera perchè si possa arginare la diffusione del cancro, anche se la nuova ricerca suggerisce che può essere evitato in molti casi. Ma la perdita di linfonodi spesso porta a gonfiore cronico e dolore al braccio. Nella chirurgia sperimentale, i linfonodi mancanti vengono sostituiti con una manciata di nodi sani trapiantati da altre parti del paziente. Se tutto va secondo i piani, i linfonodi si fanno casa nella loro nuova posizione e si connettono con i vasi linfatici e iniziano a fare il loro lavoro, ovvero il  filtraggio dei rifiuti e lo svuotamento dei liquidi nel braccio. Ma l’operazione non è senza rischi, e anche se la Dott.ssa Becker ha curato alcuni pazienti e migliorata la condizione in molti altri, è raramente eseguita negli Stati Uniti. Anche i sostenitori dicono che dovrebbe essere riservato a pazienti che non rispondono al trattamento convenzionale. In un articolo del  2006 in “Annals of Surgery”, ha riferito che il 90% dei pazienti sono migliorati dopo l’intervento chirurgico e quasi la metà sono stati curati, ma il campione comprendeva solo 24 donne, e non c’era nessun gruppo di controllo.

Fonte: newyorktimes


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