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Vicini alla mappatura dell’Universo

Postato da on set 19th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Pubblicato da Irene Giarracca

Gli scienziati non possono viaggiare nello spazio profondo come Cristoforo Colombo fece attraverso i mari, o Lewis e Clark  nel west, ma oggi i ricercatori alla Case Western Reserve University, insieme ad altri due istituti di ricerca, hanno trovato un modo per mappare l’estensione e la struttura dell’Universo attraverso la luce dei quasar.

I Quasar sono degli oggetti stellari, che contengono un’energia migliaia di volte più intensa di quella delle stelle, anche a diversi anni luce di distanza sarebbero in grado di bruciare un pianeta; e tanto più sono lontani tanto più intensa è l’energia luminosa ( di colore rosso) percepita. La tecnica usata, combinata con i milioni di quasar che si prevede di individuare nei prossimi decenni, potrebbe portarci ad un periodo immediatamente successivo al Big Bang, quando l’universo era una frazione di quello che è oggi. I ricercatori hanno individuato la chiave con la quale analizzare la luce visibile di un piccolo gruppo di quasar.  Lo spostamento dello spettro luminoso verso il rosso è dovuto all’espansione dell’universo che allontana questi oggetti da noi, perciò mentre la luce appare più rossa, la variazione del tempo sembra avvenire più lentamente. Misurando le mutazioni della luce dei quasar e comparandole con il tasso di variazione standard, i ricercatori sono stati in grado di stabilire lo spettro luminoso di queste stelle. Conoscere questo parametro consente agli scienziati di calcolare che dimensioni avesse l’universo quando venne emessa la luce e di compararle con quelle attuali.  Abbiamo trovato lo strumento che ci consentirà di capire la storia dell’espansione dell’universo – ha dichiarato Glenn Starkman, un professore di fisica della Case Western Reserve e autore dello studio pubblicato in estate sulla Physical Review Letters.

Se noi potessimo misurare lo spettro luminoso di milioni di quasar potremmo utilizzarlo per mappare la struttura dell’universo, l’allargamento, l’allontanamento e l’invecchiamento della fonte luminosa.

Fonte: ScienceDaily.com

 


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