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Water wars: le invenzioni migliori per il reperimento di risorse idriche

Postato da on ott 4th, 2011 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Si chiama Water Wars è una mostra che rimarrà in esposizione al Science Museum di Londra fino alla prossima estate. La mostra è stata realizzata con il fine di sensibilizzare le persone al problema dell’approvvigionamento idrico. Di tutta l’acqua del pianeta solo il 3% è dolce, secondo recenti studi entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà ad essere di 9 miliardi di individui, i cambiamenti climatici non accennano a diminuire e l’umanità ha un solo modo per trovare soluzione al crescente bisogno di risorse idriche: sfruttare l’ingegno. Water Wars è un’esposizione delle migliori soluzioni che scienziati ed ingegneri hanno trovato fino ad oggi. Raccogliere la nebbia, invece di sfruttare le risorse idriche del sottosuolo è una delle proposte. In molte parti del pianeta anche oggi le falde acquifere sono inesistenti o scarse, e molte comunità hanno pensato ad una soluzione alternativa: sfruttare le risorse idriche provenienti dai fenomeni atmosferici. In Perù ad esempio alcune società utilizzano una sorta di reti che poste in luoghi particolarmente soggetti all’addensamento di banchi di nebbia/umidità consentono agli abitanti di immagazzinare acqua. Un’altra soluzione sostiene l’Ingegner Charlie Paton potrebbe essere l’evaporazione salina, l’esperimento è stato già messo a punto, si tratta di una sorta di serra nella quale per intendersi si potrebbe coltivare ortaggi anche nel Sahara, sfruttando l’acqua desalinizzata del mare. L’unico limite, ha affermato lo stesso inventore, sarebbero i costi di realizzazione che su vasta scala potrebbero essere ingestibili.

Quella della desalinizzazione è un’idea che ha attirato l’attenzione di molti ingegneri e ricercatori, a Cipro per esempio a breve verrà inaugurato il primo desalinizzatore a pannelli fotovoltaici, nonostante le difficoltà generate dalla geografia del territorio, caratterizzata da coste frastagliate e quindi inadatta ad accogliere un grande impianto fotovoltaico, il progetto è stato portato a termine, ma gli ambientalisti in primis il WWF si sono già schierati contro la diffusione del fenomeno troppo invasivo per l’ambiente. Una soluzione più allettante è stata trovata da Bruce Logan che ha inventato un desalinizzatore a batteri, in pratica questi microorganismi per metabolizzare il cibo innescano una reazione chimica che produce l’evaporazione del sale e del cloro purificando l’acqua. Problemi: incerti i costi necessari ad una produzione su vasta scala anche perché l’alimentazione dei batteri è piuttosto cara.

Fonte: Repubblica.it


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