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Zambia: il telefonino come strumento contro l’Hiv

Postato da on apr 1st, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Dieci settimane. E’ questo il lasso di tempo che è necessario in Zambia per conoscere il risultato delle analisi effettuate per verificare la siero positività di un bambino. Il paese, infatti, è tra quelli maggiormente colpiti dal virus dell’Hiv, circa il 20% della popolazione è sieropositiva. Per questo, ogni qualvolta una donna portatrice del virus dà alla luce un bimbo, è indispensabile eseguire un test sul neonato per sondare se sia stato contagiato, qualora così fosse sarebbe necessario intraprendere al più presto la terapia antiretrovirale. Tuttavia, presso le comunità rurali, che rappresentano la realtà principale nel territorio del paese, il processo risulta molto lungo; i campioni di sangue prelevati, infatti, devono essere inviati all’ospedale regionale nei cui laboratori vengono analizzati; i risultati devono poi tornare al centro rurale, un’operazione che nel suo complesso può richiedere fino a due mesi di tempo, incidendo pesantemente sulla buona riuscita della terapia. Secondo gli esperti, infatti, il ritardo nella somministrazione degli antiretrovirali è fra le principali cause dell’alto tasso di mortalità infantile in Zambia.

Gruppo Missionario Francescano Zambia2000Per fronteggiare la situazione, il ministero della salute ha allora promosso un progetto che prevede l’invio dei risultati tramite sms. Le provette vengono spedite, tramite corriere, all’istituto d’analisi di riferimento; successivamente l’esito viene comunicato con un messaggio al medico del centro rurale che può, quindi, riferirlo ai genitori del bimbo con tempestività.

Il direttore del dipartimento della salute del ministero della sanità afferma che il programma potrebbe ridurre la mortalitàinfantile finio al 50%.

Fonti: PeaceReporter


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