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Beteavon, incontro di culture e ricette della cucina ebraico-romana

Postato da on mar 24th, 2010 e file sotto Territorio. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

ghetto ebraico RomaIl 23 Marzo c’è stata la riapertura della libreria ebraica di Roma nella sua sede storica in via del Tempio, nel cuore dell’ex ghetto ebraico. In occasione dell’inaugurazione è stato presentato al pubblico il libro Beteavon, curato dal Presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccado di Segni, e patrocinato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio. Il libro nato per essere presentato alla comunità ebraica della città, come possibilità di formazione e comprensione delle secolari tradizioni alimentari, grazie ad una dettagliata spiegazione delle regole che ne sono alla base, si è rivelato una buona opportunità per far conoscere anche all’esterno questa cultura, alla quale tutti i cittadini sono intrinsecamente legati. Vi è una sezione dedicata alle ricette, tdal carciofo alla giudia all’insalata di puntarelle.

Per la comunità ebraica l’alimentazione è parte dello stile di vita, il cui rispetto porta alla santità, non nell’accezione tradizionale del termine, bensì nel senso di perfezione. Nella tradizione ebraica infatti seguire tutte le regole presenti nella Torah, vuol dire tendere ad uno stile di vita idealmente perfetto. Per giungere a questo ideale è necessario compiere delle scelte che siano pure. Nell’antichità alcuni animali venivano sacrificati alle divinità del cielo e della vita, mentre altri venivano scrificati alle divinità della terra e degli inferi, per cui il popolo ebraico ha scelto di eliminare dall’alimentazione quegli animali ritenuti impuri e negativi. Allo stesso modo, nella loro alimentazione sono vietati alcuni insetti, perché ritenuti disgustosi, la tradizione ha fatto suo il disgusto in ossequio al principio di non effettuare azioni disgustose. Oltre a motivazioni di carattere filosofico-religioso, diversi interpreti hanno ritenuto opportuno considerare anche delle motivazioni di natura igenico-sanitaria, che obiettivamente sono tutt’oggi condivisibili, infatti il divieto di mangiare alcune specie, è collegabile al fatto che la loro assunzione può produrre l’insorgere di gastroenteriti o epatiti. Anche se la natura delle prescrizioni contenute nella stessa Bibbia non è unicamente riconducibile a motivazioni di tipo sanitario.

Un libro quindi che non solo permette una migliore comprensione della culura e dello stile di vita ebraico, ma che chiarisce alcuni aspetti delle nostre radici culturali, svelando ad esempio al pubblico che il filetto di baccalà e lo spezzatino alla cacciatora non sono come ritenuto dalla maggioranza della gente alimenti tipici della cucina romana, ma affondano le loro radici nella cultura giudaica. Una possibilità quindi di comprendere meglio come le nostre tradizioni siano di natura cosmopolita e pertanto composte da diverse influenze. Opportunità colta dall’Assessore Daniela Valentini, che a fronte della crisi sociale che stiamo attraversando coglie l’occasione per ricordare a tutti i cittadini il forte legame che ci vincola ad altre culture.


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