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Sette comuni italiani su dieci sono considerati a rischio per frane ed alluvioni

Postato da on dic 1st, 2010 e file sotto Territorio. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il livello idrometrico del fiume Tevere è salito di un metro e dieci centimetri in un solo giorno per effetto delle intense precipitazioni che hanno accompagnato la nuova ondata di maltempo. E’ quanto emerge dall’ultimo monitoraggio della Coldiretti alle ore 10,00 del primo dicembre all’Idrometro di Ripetta, dove è previsto si possa superare la soglia di attenzione stimata a 11 metri e 30.

Lo stato del fiume Tevere è significativo degli effetti del maltempo che preoccupa anche altre regioni del Centro e del Nord Italia dove le precipitazioni intense hanno fatto alzare il livello di attenzione nelle campagne. Peraltro la caduta della neve e le continue piogge non hanno consentito l’accesso ai terreni agricoli per le tradizionali operazioni colturali d’autunno ed hanno impedito – sostiene la Coldiretti – le semine in molte aree del Paese. A rischio c’è soprattutto il grano, ma difficoltà si registrano anche per l’invasatura dei vivai, la raccolta delle olive e per lo spandimento dei reflui ad uso agronomico nei terreni delle zone di allevamento. L’autunno 2010 è stato segnato da pioggia continua ed intensa che sta modificando gli orientamenti colturali ed i risultati produttivi in molte aree del Paese oltre ad avere provocato decine di milioni di euro di danni all’agricoltura.

Un pericolo per il territorio nazionale dove, precisa Coldiretti, sette comuni italiani su dieci sono considerati a rischio per frane ed alluvioni su una superficie di oltre 21mila chilometri quadrati. All’elevato rischio idrogeologico in Italia non è certamente estraneo il fatto che – continua la Coldiretti – un territorio grande come due volte la regione Lombardia, per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti, è stato sottratto all’agricoltura che, oggi, interessa una superficie di 12,7 milioni di ettari con una riduzione di quasi il 27 per cento negli ultimi 40 anni. La maggiore frequenza con cui si verificano eventi estremi è peraltro la conferma dei cambiamenti climatici in atto anche in Italia dove si stanno manifestando tra l’altro con sfasamenti stagionali e una modificazione della distribuzione delle piogge. Si tratta di una situazione che è destinata a influenzare la vita dei cittadini, ma anche il comportamento della natura e con esso l’esercizio dell’attività agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.


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