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All’Aquila il summit coglie due obiettivi C’è intesa sul clima, ma senza la Cina

Postato da on Lug 10th, 2009 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

waitingobamaL’AQUILA – Il G8 incassa due importanti risultati e già guarda all’appuntamento di Copenhagen di dicembre dell’Onu per rilanciare la sfida sul clima. Per la prima volta paesi industrializzati e paesi emergenti firmano un’intesa che riconosce il surriscaldamento terrestre di due gradi e s’impegnano a ridurre del 50 per cento ( i più ricchi si spingono fino all’80) le micidiali emissioni di anidride carbonica. Questo, al di là della valenza politica dell’accordo, significa trasformazione dei processi industriali, ricerca di nuove fonti energetiche, lenta ma progressiva rivoluzione del nostro processo produttivo. Chiudendo questa seconda, importante giornata del vertice de l’Aquila, il presidente Barack Obama ha esortato tutti a fare di più, a proseguire nella strada tracciata. “Il pianeta è a rischio”, ha detto. “I paesi industrializzati devono dare l’esempio. Noi, come Stati uniti, ci assumeremo le nostre responsabilità. Ma tutti devono dare il proprio contributo, perché la sfida è centrale ed è impossibile affrontarla da soli”.

Il messaggio è rivolto soprattutto ai paesi ancora formalmente ospiti del G8, come la Cina e l’India, ma che nei fatti rappresentano ormai delle economie dominanti in aree vastissime del pianeta e che debbono sedere a pieno titolo al tavolo delle grandi decisioni strategiche. Secondo calcoli purtroppo consolidati, i paesi del cosiddetto Mef sono responsabili in larga misura del livello di inquinamento che sta logorando la vita sulla terra. La Cina, assieme all’India, per alimentare le sue fabbriche e le sue industrie, usa le fonti energetiche che trova dentro casa. Ricorre quasi esclusivamente al carbone o a quel mix di suoi derivati. Pechino ha preso tempo. Riconosce i guasti provocati all’ambiente ma si smarca dagli impegni perché teme che il taglio del 50 per cento delle emissioni finirebbe per contrarre il suo livello produttivo e quindi la sua forza economica.

“Per i paesi sviluppati”, ha sostenuto nel pomeriggio il consigliere diplomatico del presidente Hu Jintao, volato a Pechino per affrontare la crisi dello Xinjiang, “è necessario prendere in considerazione le diverse condizioni di quelli in via di sviluppo”. E’ un problema di costi. Modificare le industrie, ricercare e sviluppare forme alternative di energia ha un prezzo che l’India, ma soprattutto la Cina, non sono disposte a pagare.

Il G8 diventerà di fatto G14. Sarebbe assurdo continuare a tenere fuori dai giochi, e dalle decisioni, paesi che rappresentano il 70 per cento dell’economia e del commercio mondiale. E questo è il secondo risultato, sostenuto con forza soprattutto dalla Francia, che incassa il vertice de L’Aquila. L’entusiasmo, con toni diversi, degli 8 Grandi della terra non è comunque condiviso dalle Nazioni unite e da molti organismi internazionali da tempo impegnati nella battaglia sul clima, sulla sanità, sull’educazione, sul cìibo, sul sostegno ai paesi più poveri.

Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, si è detto soddisfatto dei lavori e del dibattito nel vertice ma è stato critico sui risultati. “Si poteva e si doveva ottenere di più”, ha sostenuto in un messaggio.

C’è accordo sul commercio internazionale. Il negoziato sul Wto, bloccato da tempo, riprenderà per definire regole e misure. Regole e comportamenti più chiari e netti anche nell’economia e nella finanza, contro i rischi di un protezionismo che penalizzerebbe tutti. Si riconoscono gli errori di alcune scelte che hanno contribuito a provocare la grave crisi planetaria ma si decide di agire tutti insieme per una ripresa che si attende tra molte speranze e tanti dubbi. Il direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ha gelato i più ottimisti quando ha pronosticato recessione per altri due anni. “La disoccupazione”, ha detto, ” è in crescita. E lo sarà anche nel 2010 e nel 2011″.

Domani, ultimo giorno, al G8 si parlerà di Africa. Si discuterà di soldi, di come e in che misura aiutare i paesi più poveri. C’è un impegno, disatteso da molti e in misura grave dall’Italia, assunto allo scorso vertice. E su questo tutti saranno chiamati a pronunciarsi. Con cifre, date e scadenze. Si parla di 15 miliardi di dollari che gli Usa proporrebbero al tavolo dei Grandi. Almeno per cancellare la vergogna di un miliardo di esseri umani che muoiono di fame. Il presidente Barack Obama domani vola in Ghana per la sua prima visita in Africa. Lo attendono pieni di speranze e il suo messaggio non potrà eludere un rinnovato impegno dei paesi ricchi verso quelli più poveri.

Ma le sorprese potrebbero arrivare anche dalla manifestazione del movimento no global fissata per domani nella tarda mattinata alla stazione di Paganica, vicino a L’Aquila. Sono previste dalle 6 alle settimila persone. Gli organizzatori parlano di corteo pacifico. Ma l’imponente servizio di sicurezza è stato messo in allarme.

fonte Repubblica.it


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