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Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Negli accordi bilaterali i diritti umani non sono contemplati

Postato da on Giu 22nd, 2010 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Se da un punto di vista economico e strategico il binomio Italia-Egitto è in fase di rapido e soddisfacente consolidamento, da un altro punto di vista, che esuli da questi ambiti, la strada da compiere è ancora lunga.

Quanto è emerso dal terzo vertice intergovernativo fra Egitto e Italia, tenuto nel maggio scorso, ha messo in luce come il Bel Paese, dopo gli Stati Uniti, sia il secondo partner economico dell’Egitto, con le sue oltre 600 aziende attive nel Paese  e i suoi investimenti in differenti settori, dal gas al settore bancario, dal tessile alle energie rinnovabili. L’Italia risulta, inoltre, tra i primi finanziatori dell’Egitto e i circa 20 progetti attivati tra i due Paesi prevedono una seri di interventi legati a diversi settori, dalla cultura, con l’apertura di un’università Italo-egiziana, alle comunicazioni, con l’attuazione di una linea navale per il trasporto di passeggeri e di container che parta da Venezia e tocchi Alessandria e Tartus in Siria.  Tutto sembra rispondere ad un accordo perfetto, ma se si vanno a toccare temi come la democrazia o i diritti umani le cose cambiano.

Un articolo del  Wall Street Journal, riferendosi alla situazione dei cristiani copti che vivono nella terra dei faraoni, li definisce come “vittime della più silenziosa forma di persecuzione” e, rimanendo sempre in tema di Faraoni, sembra questo l’atteggiamento del Presidente, in carica dal 1981, Hosni Mubarak, che non ha nessuna intenzione di lasciare la sua nomina e lo rimarca proprio in vista delle prossime elezioni, previste nel 2011, affermando come sarà la volontà di Dio a decidere chi resta o chi Va, affermazione molto lontana dall’idea di democrazia.

La politica adottata dall’Italia su certi argomenti, nostro malgrado, la si riscontra in numerosi accordi bilaterali fra diversi paesi, fuori e dentro l’Europa; a vincere sono gli interessi economico-finanziari, anche a scapito del non rispetto dei diritti umani, problema di cui gli Stati, troppo occupati a ricavare dei vantaggi, non si curano.  

Bisognerebbe pretendere un cambiamento come “conditio sine qua non” per stringere accordi economici con paesi nei quali la democrazia e i diritti umani non vengono rispettati, portare risorse e fondi in queste realtà vuol dire diventare complici della diffusione di ideologie che non rispettano l’uomo. 

Fonti:IAI


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