Galileo Galilei “Meglio è una piccola verità, che una grande bugia”

Albert Einstein “Non penso mai al futuro. Arriva così presto.”

Quando la matematica sembra (ma non è ) magia

Postato da on Nov 2nd, 2019 e file sotto Primo Piano, Scuola. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

Cos’è la matematica? Per alcuni evoca brutti ricordi, quell’insegnante che spiegava, sempre serioso, a volte faceva paura e quando interrogava si aveva il batticuore e alla fine la matematica è diventata odiosa. Infatti quelli che la studiavano erano dei secchioni anche un pò antipatici.

Per altri la matematica era musica, l’insegnante non spiegava, raccontava una storia affascinante fatta di formule e immagini coinvolgenti.

Da tanti, la matematica è considerata una scienza astratta, lontana dalla vita reale e chi lavora, non ha tempo da perdere per queste cose. Eppure la matematica è sempre accanto a noi. Qualsiasi attività tu svolga comunque utilizzi la matematica, dall’ essere operaio, imprenditore, casalinga, manager. Perchè? La vita è un flusso di numeri, equazioni, calcoli semplici e complessi, rappresentazioni geometriche. E ancora, quando ti siedi davanti al televisore, la matematica è lì sia nel calcolo del segnale che arriva, ma anche nelle previsioni del tempo che ascolti ( in quel caso si parla di modello matematico) I modelli matematici si usano per simulare e ottimizzare problemi di interesse reale che si incontrano in ogni ambito: dall’ingegneria, alla medicina, all’economia all’ astronomia ecc…

Esiste una branca della matematica, la cosiddetta Etnomatematica, in sintesi è lo studio delle pratiche matematiche dei gruppi socioculturali. I gruppi socioculturali cui rivolge la sua attenzione riguardano sia comunità o società di piccola scala, ma anche gruppi interni alle società avanzate: categorie professionali, collettività locali, tradizioni religiose, strati sociali e così via. Gli etnomatematici ritengono che esistano diverse matematiche, ciascuna prodotta della cultura e della società che l’ha generata. Per studiarle occorre tenere conto della contestualizzazione culturale e storica. Ciò contribuirebbe alla comprensione delle culture e allo stesso tempo alla comprensione della matematica. Questi studi hanno dimostrato che non esiste un’unica matematica: esiste la matematica della casalinga, quella dell’ingegnere, del camionista, dello scienziato, del contadino, dell’ informatico, dell’ idraulico, del muratore, dell’architetto, del giocatore e così via. L’aspetto interessante è che questa “matematica popolare” non vengono apprese a scuola, ma dipendono dalla quotidianità, nell’attività ripetuta giorno per giorno utilizzando le basi scolastiche apprese, oppure seguendo un istruttore, o anche imitando qualcuno e non per ultimo semplicemente presenti nel nostro DNA. La matematica non deve annoiare ma divertire e deve essere  “raccontata come un romanzo che affascina o un film che trasporta e appassiona”. Continua a leggere l’articolo sul sito dell’autore


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