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Ritrovamento archeologico svela nuove informazioni circa le conoscenze astronomiche dei Maya

Postato da on mag 14th, 2012 e file sotto Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Nel 1920 un gruppo di archeologi scoprì nel cuore del Guatemala, un sito di origine Maya, risalente più o meno a 1200 anni fa. La mappatura dell’area fu ultimata solo nel 1970 quando si scoprì che si trattava della città di Xultun. Unicamente nel 2010 tuttavia è stato possibile iniziare gli scavi nella convinzione che molte delle meraviglie celate fra i resti di questa antichissima civiltà fossero andate perdute nel corso degli anni a causa di frodi e atti vandalici. Fra il gruppo di archeologici che hanno condotto le ricerche c’era anche uno studente universitario, Max Chamberlain, che lo scorso marzo ha scoperto casualmente una stanza precedentemente non notata.

Un colpo di fortuna perché gli scienziati si sono subito resi conto che i muri della camera erano completamente ricoperti di affreschi rupestri contenenti nuove informazioni riguardo le loro conoscenze astronomiche. Gli archeologi credono si tratti della zona di lavoro di un antico sacerdote o astrologo, perché le pareti dell’interno riportano numerose tavole numeriche.

Le tavole assomigliano moltissimo al Codice di Dresda, costituito di una serie di lastre di corteccia sopra le quali è indicato un codice che riproduce le fasi della luna, di venere, e le eclissi solari. Il codice risale al periodo post classico della civiltà Maya, mentre il ritrovamento nell’antica città di Xultun è del periodo classico. Gli scavi hanno inoltre portato alla luce un dipinto che raffigura un uomo con un copricapo piumato, un braccialetto di giada e un utensile per tagliare le tavole di corteccia. Il muro a est invece è pieno di geroglifici e dall’analisi rupestre gli studiosi hanno dedotto che le pareti della stanza vennero imbiancate più volte per creare nuovi spazi per scrivere.

I numeri invece sono rappresentati con barrette e puntini e sono inseriti all’interno di 27 tavole numeriche in colonna. All’interno delle colonne sono contenute delle date, 177 o 178 giorni, ognuno dei quali è dedicato ad una divinità. I Maya sono conosciuti per aver suddiviso movimenti lunari in semestri costituiti di 177/178 giorni.  Gli archeologi ritengono quindi che questi calcoli venissero effettuati per definire con chiarezza quale fosse il patrono di ciascuno di quei giorni. La tavola disegnata sul muro a Nord contiene solo 4 numeri, ognuno dei quali rappresenta uno specifico intervallo di tempo contenuto in un arco di 5mila anni. Ogni numero appartiene al calendario Maya, un calendario di 52 anni, e i ricercatori credono che i numeri indichino eventi ricorrenti legati al ciclo della Luna, di Venere, di Marte o Mercurio.

Fonte: Nature.com


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